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And if I left off dreaming about you? Foothold / Polignano a Mare

Le Rovine Circolari di Jorge Luis Borges racconta la storia di un uomo nuovo, composto dalle molecole del sogno del suo creatore, che diviene sempre più reale grazie all’intensità di questa attività onirica. A questo immaginario fa riferimento “And if I left off dreaming about you” a cura di Like A Little Disaster, mostra collettiva che riflette sulla tecnologia immersiva, e su come questa sta modificando l’uso del corpo e la nozione stessa di realtà.
La decodificazione dei segni unici della pelle e la percezione aptica diventano, nelle ricerche degli artisti, il margine che si interpone tra corpo reale e corpo immaginario. In Last season (2017) di Gioia Di Girolamo la riproduzione di ambienti naturali, filtrati da dispositivi digitali, è messa in relazione con l’involucro di un corpo che lascia emergere la produzione abitudinaria di identità frammentarie. L’assenza del corpo e la sua conseguente mutazione nei codici telecomunicativi si ritrova anche in Their Hands (2016) di Lito Kattou, scultura in acciaio zincato, onirica e astratta, che attiva una percezione elettronica del mondo e rende manifesto il cambiamento della gestualità nell’era del touch screen. La suggestione del corpo viene meno anche nelle tele di Motoko Ishibshi e nelle video-animazioni di Stine Deja che, creando un immaginario di personaggi al limite del post-identitario, fanno rispettivamente riferimento all’estetica dell’anonimato delle piattaforme online off-stream e al cyberspazio come possibile estensione del sistema nervoso. Con Cyphoria (2015), Stine Deja offre un invito parodistico ad abbandonare le limitazioni del corpo fisico per vivere in forma sempre più psichica e mentale una realtà totalmente ricreata che ritorna infine, con sottile intelligenza, nelle tele di Botond Keresztesi e nei profumi sintetici utilizzati per l’installazione ambientale di Maurizio Vicerè. Con questo complesso nucleo di opere, “Like A Little Disaster” offre una visione ben definita sul rarefatto mondo delle “non-cose” e sulla crescente smania ossessiva verso l’evanescente e l’illusione.

Laura Perrone