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Volcano Extravaganza 2017 / Napoli, Stromboli

Una celata casa vacanze, poco lontana dal modesto centro storico di Stromboli, proietta tutte le sere, a prescindere dal numero di spettatori, Stromboli (Terra di Dio) (1950), il film del maestro del neorealismo italiano Roberto Rossellini. La proiezione prende luogo nell’alloggio in cui la fulgida Ingrid Bergman soggiornò durante le riprese e dove, probabilmente, Rossellini e la Bergman si incontravano clandestinamente per suggellare il loro amore.
Questo rito quotidiano sembra finalizzato a conservare l’icona del film che ha contribuito a costituire l’immaginario stromboliano. Ma si potrebbe aggiungere di più: è l’atto della ripetizione che, come teorizza Gilles Deleuze in Differenza e ripetizione (Cortina Editore, Milano, 1997), fa emergere l’essenza di ciò che si ripete. Allo stesso tempo la ripetizione genera la differenza, in quanto ogni “ripetuto” produce un’esperienza diversa per il soggetto che la contempla. Da una parte, dunque, una struttura fissa data dalla solidità dell’essenza, dall’altra la mobilità dell’interpretazione soggettiva.

La riflessione attorno al film di Rossellini si potrebbe applicare anche a Volcano Extravaganza 2017, il festival per le arti contemporanee presentato da Fiorucci Art Trust (per questa edizione in partnership con l’etichetta inglese The Vinyl Factory) e curato da Milovan Farronato, che dal 2011 colonizza l’incantevole isola delle Eolie e da quest’anno anche la città di Napoli.
Titolato iconicamente “I Polpi” dall’“artistic leader” Eddie Peake, il progetto concerne il corpo, i suoi limiti e i suoi eccessi, strutturandosi come una resa pubblica di vecchie e nuove performance dell’artista, più un murales site specific collocato all’interno della sede stromboliana di Fiorucci Art Trust.
Artista inglese laureato nel 2013 alla Royal Academy, Peake ha sempre trattato, con caustica ironia, tematiche quali la sessualità, il linguaggio e l’autorappresentazione (basti pensare al suo provocatorio sito/portfolio). Meno frequentemente, invece, si è concentrato sui concetti di reenactment, di ripetizione (e dunque di differenza) che, attraverso una destrutturazione della “variazione sul tema”, trova a costituire l’ossatura de “I Polpi”.
In musica, per variazione sul tema si intende la creazione di una struttura apparentemente semplice, basata sull’utilizzo di un tema presentato inizialmente nella sua forma originale e successivamente riproposto più volte attraverso delle variazioni. Ne “I Polpi”, la variazione di Peake è applicata nell’unica performance di nuova produzione, To Corpse. Nello slang teatrale “to corpse” è un’espressione usata per descrivere una situazione in cui gli attori escono accidentalmente dal loro personaggio, scoppiando a ridere improvvisamente.
L’artista si appropria del termine, rendendolo il titolo di una serie di cinque performance dove cinque ballerini (tre donne e due uomini) interpretano una coreografia da lui disegnata
dalla durata di circa venti minuti. La coreografia costituisce la trama, ovvero l’elemento fisso che attraversa i cinque atti. L’ordito è però più complesso. Qui Peake coinvolge musicisti, artisti, poeti chiedendo di proporre una propria lettura, una propria variazione, trasformando drasticamente ciascuna performance. Anche lo spazio ogni volta si trova ad essere differente, occupando alcuni strabilianti scenari del napoletano e dell’isola di Stromboli.

13 luglio 2017

La prima performance presentata, Gli Animali (riproposizione della performance Touch del 2012), consiste in una partita di calcetto dalla durata di trenta minuti. I giocatori, cinque contro cinque e rigorosamente nudi (eccezion fatta per scarpe da calcio e calzettoni), si sfidano in un campetto improvvisato nel cortile della Fondazione Morra. L’erotismo iniziale dato dalla virilità della muscolatura maschile in tensione arriva, in breve tempo, a essere anestetizzato e trasformato in una nudità ingenua, simile a quella che s’incontra negli spogliatoi sportivi quando si è circondati da amici e compagni di squadra. La luce calda che precede appena il crepuscolo abbraccia la corte, mentre il pubblico tifa animatamente, in una scena che si compiace dello stereotipo italiano che perpetra. 7 a 7, il risultato è un pareggio.

14 luglio 2017

La prima variazione di To Corpse prende atto nel cortile interno del museo MADRE di Napoli, con il produttore di musica elettronica Actress. I cinque ballerini, avviluppati in un body bianco, eseguono una coreografia aliena. Sembrano parlarci di sesso, desideri nascosti, pulsioni violente, odio, infatuazione e amore. La musica di Actress dona una ferma astrazione, portando a una dimensione cosmica ipossica.

La seconda variazione avviene poche ore dopo nella suggestiva cornice delle Scalze, una chiesa abbandonata (ma non sconsacrata) del XXVII secolo. In questa sede la musica, opera di Gwilym Gold, crea un’atmosfera mistica. I performer, vestiti di nero e con Reebok bianche ai piedi (calzature che indosseranno per tutto il festival), appaiono come sacerdoti di una religione nata profana. I gesti sessuali da loro compiuti trascendono dionisiacamente lo spazio.

Il terzo episodio di The Corpse, al tramonto, si sviluppa alla Solfatara di Pozzuoli, un’altura naturale da cui fuoriescono gas sulfurei, celebri per le loro proprietà taumaturgiche. Ad accompagnare la coreografia, e i corpi dei performer guantati in questa occasione di magenta, è la poetessa Holly Pester. Con versi gutturali, Pester interpreta un racconto assurdo riguardante un’affettività malata, tormentata da distanza e solitudine. “I am tired, I have lost the revolution”, ripete con rassegnazione.

15 luglio 2017

Sull’aliscafo SNAV per Stromboli il ritmo si distende. Ad essere portata in scena è la performance Fox del 2005, concepita da Peake insieme a Sam Hacking mentre frequentava la Slade School of Fine Arts.
Davanti alla zona bar all’interno dell’aliscafo è piazzato un personaggio mascherato da volpe, chiuso all’interno in una di quelle tute in lycra sintetica con il capo a mo’ di pupazzo. Presto un secondo performer si introduce con fatica all’interno del travestimento, allo scopo di liberare la persona dalla maschera e assumere a sua volta il ruolo di volpe gaudente. Il secondo performer dona dunque i propri vestiti al primo (nudo all’interno della maschera) in un faticoso scambio che si svolge tutto nella tuta. Finalmente abbigliato, il primo performer può uscire dalla maschera da volpe con gli abiti del secondo. L’azione si ripete altre tre volte.

Presso il molo di Scari a Stromboli si svolge Megaphone Duet, la performance del 2016 interpretata da Peake e dalla ballerina Emma Fisher. Qui Fisher, vestita con un body nero, dà inizio a delle prove di danza, sorvegliata e corretta dallo sguardo severo di Peake. Poi, ciclicamente, Peake prende il microfono in mano per domandarle: “I love to watch you perform, move and dance. Do you love me?”. La ballerina a questo punto si avvicina a lui, urla istericamente “No fucking way”, lo colpisce su una guancia con un violento schiaffo e lo abbraccia. Sembra si tenti di affrontare tematiche quali i giochi di potere all’interno di una coppia, ma anche il rapporto di sudditanza tra maestro e allievo o una sindrome di Stoccolma non ancora elaborata.

16 luglio 2017

Violenti e fragili, i corpi di Peake sono pervasi da una frenesia riformatrice. La superficie epidermica è il terreno di scontro e riconciliazione dei conflitti interni ed esterni e ricettacolo dei sapori e delle atmosfere del contesto circostante. Effettivamente, l’esperienza di ciascuna variazione è totalmente condizionata dalla musica e dal contesto in cui prende atto.
La quarta variazione di To Corpse si svolge al Club Megà di Stromboli intorno a mezzanotte. Le musiche di Evan Ifekoya e Victoria Sin accompagnano i cinque performers, ora completamente nudi e rivestiti di polvere d’oro. La performance è muscolare, tra il sessuale e l’erotico, in un contesto legato al divertimento, al vizio e all’eccesso.

Ne consegue un forte contrasto con la successiva e ultima variazione, sulla spiaggia. Nessuna musica stavolta ma unicamente i rumori dell’isola. I corpi dei ballerini si stagliano davanti all’albeggiare. L’infrangersi delle onde sulla battigia accarezza il movimento silenzioso della coreografia, conducendo il lavoro al grado zero del movimento, al grado zero della performance, al grado zero della variazione sul tema. Silenzio. Una tempesta chiude il sipario.