Recensioni /

Maurizio Nannucci Fumagalli / Milano

Nella sua pluriennale ricerca – caratterizzata da una costante attenzione verso forme di scrittura, sperimentazione verbovisiva, poesia concreta, musica elettronica e studio dei sistemi di notazione musicale – Maurizio Nannucci, attraverso l’impiego del neon, investe la luce e “il verbo” (elementi archetipici in tutte le religioni e i miti fondativi) di inedite valenze semantiche e percettive, con implicazioni poetiche, psicologiche ed emotive. Lettere, parole e numeri assumono una “forma spaziale”, si geometrizzano e si fanno texture vibratili. Dai seminali interventi su singole parole isolate – spesso tautologiche e autoreferenziali – l’artista arriva all’elaborazione di frasi/statements/aforismi/domande, disposti in ordinate griglie di testo – talvolta nel suo corsivo, più spesso in un rigoroso type minuscolo da lui disegnato – per analizzare processi e modalità linguistico-comunicative e perseguire un’integrazione totale tra ambiente, linguaggio, colore e luce.
Il neon consente a Nannucci – mosso da una fiducia incondizionata nella parola scritta in grado di “salvare la memoria collettiva” – di trasformare lo spazio in “sensazioni e concetti”. Ne derivano enunciati sintetici e lapidari che, traslati in immagini di luce, innescano con sottile ambiguità una pluralità di livelli interpretativi e insinuano dubbi lasciando, intenzionalmente, risposte aperte. Come avviene nelle cinque nuove opere presentate alla galleria Fumagalli di Milano: una serie di interrogativi in continua tensione dialettica per via dell’innesto di una componente di varietà nella reiterazione. Tali opere rappresentano la restituzione tridimensionale di pensieri dagli andamenti dicotomici, con continui slittamenti tra fragilità e monumentalità, presenza e assenza, pieno e vuoto, significante e significato, affermazione e negazione.
La sottesa constatazione dell’impossibilità di operare scelte univoche genera una condizione di sospensione e pone in questione i sensi e la percezione. Nannucci invita dunque a guardare all’universale e al particolare con occhi nuovi e diversi, offrendo uno strumento di decodifica della complessità del reale.

Damiano Gullì