Recensione /

Luca Maria Patella Laura Bulian / Milano

La scrittura è al centro di questa personale di Luca Maria Patella che torna dopo trent’anni a Milano con un’ampia selezione di opere realizzate dalla metà degli anni Sessanta fino al Duemila, che ben documentano la complessità della sua ricerca. L’attitudine sperimentale che anima l’artista si concentra sul linguaggio verbale – scritto e orale – che è sottoposto, con un’intenzionalità ironica di matrice duchampiana, a un’azione di destrutturazione, disarticolazione e ristrutturazione che, negando l’univocità semantica e il preteso concetto di verità, apre al policentrismo dei processi inconsci. La struttura logica e sequenziale della scrittura si dissolve per avvicinarsi all’esperienza performativa: l’unità della parola si spezza, si frammenta e si moltiplica, negando il controllo razionale e dando accesso alla dimensione inarticolata e inconscia che sta alla base del processo creativo. Il riferimento alla psicanalisi si fa evidente in particolare in lavori come Scrittura enantiodromica (1982-2000 – in corso), Scrittura circolare (1974) e nel video Grammatica dissolvente – Gazzùff! (1974-75) e in altri come Lu ‘capa tella (1973), che procedono sulla falsariga di un percorso che si può definire autoanalitico.
È un uso eversivo e liberatorio del linguaggio che sconfina in diversi media: fotografia e video sono strumenti per ribadire la sincronicità e la tensione verso il farsi immagine e corpo della scrittura. In questa prospettiva, le opere degli anni Sessanta e Settanta di fatto anticipano analogicamente la simultaneità e la forma che la comunicazione digitale ha assunto attualmente.
Il titolo della mostra, “autoEncyclopédie”, è un riferimento alle recenti riflessioni di Patella su Diderot e sul suo grande progetto enciclopedico che l’artista sembra voler emulare nella sua abbondante produzione editoriale che dagli anni Settanta affianca quella visiva – e ne rappresenta un conseguente e coerente sviluppo – offrendo un’interpretazione psicosociologica del reale che invade idealmente ogni ambito della conoscenza.

Rossella Moratto