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Britta Peters, Kasper König, e Marianne Wagner su Skulptur Projekte / Münster

Quest’anno, proprio come documenta ha sviluppato un dialogo tra Kassel e Atene, Skulptur Projekte Münster ha promosso una collaborazione con Marl, una città che, nonostante la sua vicinanza, ha fronteggiato uno sviluppo sociale e visivo molto diverso dalla fine della Seconda guerra mondiale. La mostra si è sempre distinta per la sua sensibilità verso il ruolo democratico dell’arte nello spazio pubblico. Questa edizione si concretizza pertanto come un’opportunità puntuale per riflettere su un intero decennio dall’ultimo trascorso.

Alex Estorick: La rivista Out of che accompagna Skulptur Projekte 2017 richiama l’attenzione sui modi in cui la nostra esperienza di scultura è cambiata di recente, mediata da una crescente digitalizzazione della vita. Come percepisci il mutamento della comprensione dello spazio pubblico dopo l’ultimo Skulptur Projekte? La mostra quest’anno come intende riflettere su questo tema?

Skulptur Projekte Münster: Dal momento in cui siamo al centro di un rapido sviluppo, è difficile definire la situazione in cui ci troviamo. Ma la digitalizzazione cambia drammaticamente le nostre idee di pubblico e privato, questo è certo. Oggi il termine privato sembra funzionare soltanto nell’accezione di proprietà, non più in riferimento a informazioni o a un’atmosfera privati. Numerosi aspetti della parola “pubblico” potrebbero, attualmente, essere compresi in termini di “trasparenza”, il che non comporta necessariamente un pubblico critico – pensiamo a Trump e a quanto la poca conoscenza delle sue menzogne e manipolazioni abbia influito sulle elezioni. In alcuni progetti scultorei la questione sulla digitalizzazione viene trattata esplicitamente – ad esempio in Hito Steyerl, Aram Bartholl o Andreas Bunte – in altri è un argomento più implicito. Molte opere riflettono il corpo e possono essere lette come un modo di pensare alla digitalizzazione; pensiamo al corpo che scompare e viene sostituito da dispositivi digitali e mobili.

AE: Fin dagli inizi Skulptur Projekte si è impegnata in un forte dialogo con le autorità comunali e gli enti privati, sottolineandone le fondamenta democratiche. L’attuale clima politico ha improntato questa edizione su un’urgenza maggiore, ponendo forse più enfasi alla performance?

SPM: Le prime due edizioni di Skulptur Projekte hanno causato una serie di conflitti con i cittadini di Münster, accesi anche dalla stampa locale. Dal 1997 questo rapporto si è dirottato verso una maggiore accettazione, anche grazie a un malinteso che ha visto nella mostra uno strumento di marketing per la città, cosa alla quale né i curatori né gli artisti erano certamente interessati. Questa è oggi solo una parte della cornice con cui dobbiamo relazionarci. L’attenzione per la performance ha la sua origine da diverse linee guida: l’interesse per il corpo, così come l’interrogarsi sulla scultura e sul tempo. Che significato ha la presenza materiale e come si pone in relazione a un’esperienza più effimera? Anche quest’ultima può essere sentita in modo molto forte, rimanendo vivace nel ricordo al pari dell’incontro con un’opera d’arte materiale. A Münster si incontrano molti “fantasmi” di opere d’arte precedenti, e le componenti delle performance ne aggiungeranno di nuovi. È importante che la mostra stessa sia sempre allestita in modo temporaneo, anche se molte opere sono rimaste in città dal 1977.

AE: Dei trentasei progetti scultorei, o più, che sono rimasti a Münster fino ai più recenti che la città ha incorporato, ce ne sono alcuni che per voi hanno una risonanza particolare proprio in questo momento?

SPM: La cosiddetta collezione pubblica è molto importante, poiché offre alle persone la possibilità di un rapporto di lunga durata con le opere d’arte presenti. Alcuni contributi di artisti dal 1977 al 2007 sono più forti di altri, ma la maggioranza ha un grande potere estetico. Alcuni di questi, ad esempio De Civitate (1991), le antiche piante di Maria Nordman, sono “dormienti” da più di vent’anni e ora sembrano possedere una rilevanza maggiore. Al contrario, Square Depression di Bruce Nauman, proposta nel 1977 e realizzata solo nel 2007, è certamente tra i progetti più interessanti.

AE: Questa edizione è caratterizzata dalla collaborazione tra Münster e la vicina città di Marl. Che genere di logica c’è dietro questa scelta e com’è nato il dialogo?

SPM: Per dirlo in poche parole: le identità scelte dalle due città dopo la Seconda guerra mondiale – la ricostruzione e la continuità a Münster e l’architettura moderna radicale a Marl – non potevano essere più differenti. Per diversi motivi, l’arte dello spazio pubblico svolge un ruolo decisivo in entrambe. Considerando che lo sviluppo di Marl può essere compreso, in un senso più ampio, come elemento integrale di una visione umanistica del mondo moderno, servirebbe un altro decennio prima che sia possibile realizzare il primo Skulptur Projekte in conflitto e in opposizione alla società cittadina conservatrice. Tutto ciò rende lo scambio molto interessante per entrambe le parti e la distanza non è molta tra le due, a soli sessanta chilometri in auto – ognuno può visitare e apprezzare entrambi gli scenari. Per la quinta edizione di Skulptur Projekte questa collaborazione vuol dire aprire una finestra: non solo concentrarsi su Münster, quanto piuttosto porre questa città, simile a un’isola – ricca e con una popolazione educata che lavora nel settore amministrativo o presso l’università – in relazione con i dintorni della Ruhr, che si è sviluppata attraverso l’ascesa e la caduta del lavoro industriale.

Alex Estorick

(Traduzione dall’inglese di Eleonora Milani)