Speciale Biennale /

Udo Kittelmann su “The Boat is Leaking. The Captain Lied”, Fondazione Prada / Venezia

Attraverso le opere filmiche di Alexander Kluge, le fotografie di Thomas Demand, e le scenografie di Anna Viebrock, in dialogo con gli spazi di Ca’ Corner della Regina, “The Boat is Leaking. The Captain Lied” si preannuncia un’esposizione immersiva e disorientante, in grado di affrontare le contraddizioni dell’attualità e coinvolgere lo spettatore in maniera diretta, mettendo in discussione la sua capacità di percepire come appartenenti a domini differenti la realtà e la finzione.

Sara De Chiara: L’esposizione sarà l’esito di un dialogo a più voci tra lo scrittore e regista cinematografico Alexander Kluge, l’artista visivo Thomas Demand e la scenografa e costumista Anna Viebrock, tre artisti tedeschi appartenenti a generazioni e ambiti formativi differenti, che lavorano con media disparati. Cosa condividono e qual è stato il terreno d’incontro per questo dialogo?

Udo Kittelmann: I tre protagonisti della mostra si conoscono reciprocamente da molto tempo e ciascuno condivide l’interesse e la stima nei confronti del lavoro e del pensiero dell’altro. La dedizione e la passione che tutti e tre rivolgono da tempo ai loro propri mezzi espressivi – arte, cinema, scrittura e messa in scena – è la prima qualità che li accomuna. Oltre a questo, condividono un vivo interesse per il mondo circostante e per gli accadimenti del presente. In quanto artisti, sanno che non possono cambiare le cose in maniera diretta, ma che possono cambiare il nostro modo di percepirle. Hanno il coraggio di osservare fenomeni come, ad esempio, incidenti nucleari e attacchi terroristici, e le loro conseguenze, senza tuttavia farsi illusioni, ma sapendo che è più difficile porsi la domanda giusta che trovare una risposta.

SDC: Sebbene attraverso pratiche diverse, i tre artisti indagano la sottile sfasatura esistente tra realtà e finzione. In che modo la vocazione multidisciplinare della mostra veicola questo contenuto?

UK: Noi tutti vediamo il mondo attraverso occhi diversi ed esistono metodi differenti per descrivere la realtà. Alcuni quotidiani prestigiosi e canali televisivi autorevoli, impegnati nella diffusione di informazioni oggettive, sono stati recentemente bollati come “stampa bugiarda” dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Come possiamo stabilire il punto esatto in cui la realtà finisce e cede il passo alla fiction, o ai “fatti alternativi”? Io, personalmente, non distinguo più la realtà dalla finzione. È possibile davvero percepire una sfasatura tra le cose che succedono nel mondo di oggi e una pièce teatrale, un film o una fotografia? L’effettiva architettura di Ca’ Corner della Regina appartiene alla dimensione reale mentre le scenografie di Viebrock sono finzione? È disorientante, lo so, e questa esposizione sarà disorientante proprio quanto lo è il mondo in questo momento. Se il pubblico è interessato a scoprire di più sul rapporto tra realtà e finzione, questa mostra offre un’opportunità per intraprendere un’indagine personale, per decidere se rimanere spettatori o diventare attori.

SDC: Il pubblico sarà in grado di riconoscere il palazzo Ca’ Corner della Regina o gli spazi saranno radicalmente trasformati? Il palazzo storico e il suo contesto hanno giocato un ruolo nell’elaborazione del concetto della mostra e nell’allestimento?

UK: Lo spettatore percorrerà il palazzo veneziano con le sue colonne, le scale di rappresentanza, con gli affreschi e gli stucchi per la maggior parte visibili. L’architettura, con cui il progetto si è relazionato stabilendo un rapporto di reciprocità, gioca il ruolo che le è proprio. Eppure, nel momento stesso in cui attraverserà le sale, il visitatore uscirà ripetutamente dagli ambienti del palazzo per accedere fisicamente ad altri spazi, luoghi che avrà appena visto dipinti o in un film. Spazi, mezzi espressivi e suoni si sovrapporranno e avvolgeranno lo spettatore che si muoverà costantemente tra realtà e finzione. Non aspettatevi uno spazio neutro, un white cube, sarà esattamente l’opposto. L’oggettività non consentirà di mantenere il controllo. E, forse, solo il suono di un orologio che scoccherà a ogni ora potrà aiutare a orientarsi.

Sara De Chiara