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L’ascesa della fotografia nel mercato dell’arte

Nel corso degli ultimi vent’anni si è assistito a un grande cambiamento all’interno del mercato della fotografia, soprattutto in termini economici, vedendo passare il fatturato delle case d’asta da circa 16 milioni di dollari (anni ’90) a 130 milioni nel 2016 (dati tratti da Artprice). L’aumento dei prezzi è diventato permanente nel 2005, con la prima asta milionaria mai battuta per una stampa contemporanea. Il record riguardava un cow boy di Richard Prince largo 1,7 metri. L’opera, venduta per 1,1 milioni dollari l’8 novembre 2005 da Christie’s New York ha reso per breve tempo Prince l’autore di fotografia contemporanea più costoso del mercato. Nel 2006, il tedesco Andreas Gursky lo superava con il famoso 99 Cent (2001), una stampa gigante di oltre tre metri pubblicata in sei copie venduta alla cifra di 2 milioni di dollari presso Sotheby’s New York. Dal 2005 in poi, l’ascesa della foto artistica nel mercato delle aste è stata molto rapida e nel 2013 si è registrato il record storico in questo segmento. Si tratta di un autoritratto di Jeff Koons, The New Jeff Koons (1980), venduto per 9,4 milioni di dollari, commissioni incluse, il 14 maggio 2013 presso Sotheby’s New York.
Le case d’aste che si occupano, in maniera continuativa, di aste fotografiche sono Phillips, Christie’s, Sotheby’s, Dorotheum, Artnet, Bonhams e le italiane Boetto (Genova) e Minerva (Roma). Tuttavia, dal 2015, anche la casa d’asta torinese Bolaffi ha messo in scena la sua prima asta di fotografia che è riuscita a raggiungere il 70% del venduto grazie alla scelta di foto vintage, con lavori di Ghirri, Vaccari, Gioli, Capa e Cartier-Bresson, passando per i grandi maestri americani Ansel Adams e Berenice Abbott.
Le principali contrattazioni sono però realizzate delle tre major, Christie’s, Sotheby’s e Phillips, che secondo il Photography Auction Report 2017 pubblicato da ArtTactic, nel 2016 hanno fatturato complessivamente 31,6 milioni di dollari. Tra i generi fotografici più richiesti dal mercato, per la prima volta dal 2008 la fotografia contemporanea ha registrato un aumento del 23%, sorpassando la fotografia moderna, che invece ha subito un calo del 22,6%. Infatti, osservando le vendite d’asta del 2016, la cessione di quelle contemporanee ha rappresentato il 43,7% dei lotti, contro il 39,6% della fotografia moderna e il 16,7% di quella vintage.
Ciò grazie soprattutto a Phillips, la casa d’aste che ha da sempre riposto una grande fiducia nel settore della fotografia contemporanea, a cui appartiene la quota di mercato più alta (40% contro il 33,8% di Christie’s e il 25,8% di Sotheby’s).
A differenza delle altre due major, le cui vendite hanno subito un forte calo, Phillips ha registrato una crescita del 9% nel 2016 e, con un fatturato di 12,78 milioni di dollari, (contro i 10,67 milioni di Christie’s e gli 8,17 milioni di Sotheby’s) è diventata la casa d’asta leader nel campo della fotografia, prendendo il posto di Christie’s.
New York si conferma leader di mercato in termini di fatturato, grazie all’alta domanda di immagini iconiche dei protagonisti della fotografia moderna e contemporanea. Il grande vincitore del 2016 in questo settore è, ancora una volta, Richard Prince che ha ottenuto i cinque migliori risultati all’asta, pur non battendo il record di 4 milioni di dollari nel 2014 con l’opera Spiritual America.
Gli autori più richiesti del 2016 sono gli americani Cindy Sherman, Mike Kelley e Jeff Koons, i tedeschi Andreas Gursky e Thomas Struth (la sua Art Institute of Chicago è stata venduta per 612,750 dollari da Phillips) e gli inglesi Gilbert & George (550,000 dollari per la stampa Day sempre da Phillips).
A dispetto di tali cifre, la fotografia è tutt’altro che inaccessibile: le aste milionarie rappresentano solo una piccola parte dei lotti venduti, mentre al di sotto della fascia alta del mercato si trova una massiccia presenza di opere di piccole dimensioni, solitamente acquistabili a meno di 30.000 euro. In questa fascia di prezzo è possibile acquistare le donne di Nobuyoshi Araki (€ 1.000 per le polaroids e € 2.700 per un’immagine di 22×28 cm tirata in 10 edizioni), le immagini glamour di Giovanni Gastel (€ 8.000 per un’edizione di 5 di 70×80 cm), i collages di John Stezaker (£12.000 per un’immagine di 25×20 cm), le composizioni surreali dell’artista belga Noé Sendas (da € 2.500 a 3.500 per un’edizione di 3 di 24×18 cm) o le istallazioni di Per Barclay (€ 22.000 per un’immagine di 130×200 cm tirata in 5 edizioni).
Nonostante la fotografia costituisca circa il 5% dei ricavi di vendita nel settore delle cosiddette fine arts, negli ultimi anni si è rivelata un mercato estremamente dinamico e in costante crescita, in grado di generare una forte domanda da parte di collezionisti e investitori. Sono sorti fondi di investimento dedicati esclusivamente alla fotografia (l’Art Photography Fund e il Tosca Photography Fund), istituzioni pubbliche di rilievo internazionale (il Tokyo Metropolitan Museum of Photography, il Fotomuseum Winterthur in Svizzera, la Maison Europèenne de la Photographie di Parigi) e collezioni private (Walther Collection, Pier 24 Photography, DSL Collection e la Colección Isabel y Agustín Coppel), alcune delle quali aperte al pubblico.
Un ruolo fondamentale in questo mercato è svolto dalle principali fiere del settore, dalla più longeva Paris Photo (ora alla sua 21° edizione), passando per Photo España (20° edizione), MIA Photo Fair (7° edizione) fino alla più recente Photo London (3° edizione).

Alessia Zorloni