Recensione /

Annette Messager Villa Medici / Roma

Annette Messager è un’artista libera e ricca d’ironia che nella sua lunga carriera ha saputo combinare l’affermazione radicale di una visione femminile e femminista del mondo e dell’arte con la capacità di essere universale, di parlare con il suo lavoro a ogni essere umano. Sperimentando con qualunque pratica e materiale, Messeger ha alternato riferimenti colti e popolari, elementi giocosi e dark, atmosfere familiari e perturbanti, il bello e l’orribile, compiendo un percorso che oggi, attraverso mostre come quella curata a Villa Medici da Chiara Parisi, è possibile apprezzare in tutta la sua originalità e ricchezza di angolazioni.  La sua personale romana presenta 17 opere, in parte scelte tra le più significative degli ultimi due decenni, in parte realizzate per l’occasione, giocando molto con l’ambientazione offerta dagli spazi monumentali della Villa, con i suoi giardini, le sue preziose sculture medicee. Particolarmente riuscito, nella sua semplicità, l’intervento sul Mercurio volante del Gianbologna, a cui viene messa tra le mani una lunga parrucca che ne disturba la grazia sofisticata, la contamina con un elemento che rimanda  all’istintualità, a una fisicità non addomesticata, quasi animale. Portare a galla l’inconscio, che si manifesta spesso nelle proprie ossessioni, nelle paure, riconoscerlo e fargli spazio è una dinamica che caratterizza molte delle opere più significative dell’artista, come la principale installazione in mostra, Eux et nous, nous et eus (2000), dove un centinaio di animali impagliati, ibridati con pelouche e pupazzi di pezza, sono sospesi alla volta insieme a specchi, guanti e matite colorate attraverso un groviglio di fili neri, con l’effetto di un’invasione incontrollata e terrificante. Attingendo alla memoria di una sua prima visita in quei luoghi quando Balthus ne era il direttore, Messeger chiude il percorso su una nota pungente, coprendo le pareti dello studio del grande pittore della modelle adolescenti, con una carta da parati decorata da decine di raffigurazioni di uteri, tracciati a gouache, coloratissimi e virulenti. Un’affermazione della molteplicità e della forza generativa della femminilità matura e compiuta, che risponde solo ai propri desideri.

Cristiana Perrella