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Zoe De Luca e Andrea Magnani su Siliqoon

Che cosa distingue Siliqoon da una piattaforma curatoriale tradizionalmente intesa?

L’obiettivo principale di Siliqoon è supportare gli artisti nella realizzazione di opere d’arte, affiancandoli sia dal punto di vista intellettuale che produttivo. Ci occupiamo di sviluppare network e reperire strumenti – fondamentalmente di creare le condizioni in cui l’artista possa ottimizzare il processo di rappresentazione e formalizzazione di una ricerca. Potremmo quindi definire il nostro approccio “diverso”, perché non si concentra esclusivamente sul risultato finale, ma sul processo creativo. Questo comunque non esclude la comunicazione e l’esposizione del lavoro, la cui gestione estende il nostro operato a una cura a tutto tondo, e che ci ha portato a definirci una “art label”.

L’ultimo progetto di Siliqoon è “Trigger Parties”, in cui mensilmente invitate un gruppo di artisti presso gli spazi della Marsèlleria, a Milano, a condividere una ricerca in progress. Anche con “Labs”, giunto alla terza edizione, guardate al momento della creazione, favorendo collaborazioni tra artisti e imprese artigianali. In che modo credete che questi progetti innovino la relazione tra produzione e ricezione dell’opera?

Il processo creativo è spesso minimizzato da altri aspetti della pratica artistica, oppure viene condiviso solo con gli addetti ai lavori. Per questo ci interessa farne il centro dei nostri progetti, che sviluppiamo in modo trasparente, invitando a un cambio di prospettiva. Questa consapevolezza influisce prima sull’attitudine dell’artista verso il proprio lavoro, che può essere messo in discussione o aprirsi a nuove possibilità; e successivamente sul pubblico, cosciente di essere fruitore di un lavoro non finito o non prodotto nell’ottica di una mostra. I “Labs”, residenze itineranti nelle quali gli artisti interagiscono con realtà produttive locali, diventano così un’occasione per approfondire la padronanza di tecniche o materiali e sperimentare con maestranze per realizzare delle opere che siano frutto di esperienze innovative per entrambe le parti – ripensando così il rapporto committente/produttore. I “Trigger Parties”, in maniera quasi opposta, si focalizzano invece sulla presentazione del lavoro. Noi invitiamo gli artisti, svolgendo un ruolo puramente organizzativo, senza filtro o intermediazione. Loro possono decidere di esporre la loro pratica, studi o opere finite; non ci sono spiegazioni o comunicati stampa, sta agli artisti e agli spettatori decidere come approcciarsi alla situazione e innescare un eventuale dialogo.
Siliqoon edita anche una rivista online, Qway, dedicata all’esplorazione di tendenze future. Quali credete che siano i contributi che le arti visive possono dare all’ambito del trend forecasting?

Il peso dell’arte sulle tendenze globali è enorme, specialmente in questo momento storico ibrido e connesso. Questa relazione è certamente un argomento che ci è caro e che il lavoro congiunto ha permesso di sintetizzare in un progetto autonomo. Se Siliqoon agisce sull’intreccio tra arte, design e artigianato, Qway ne è il ramo teorico: si tratta di una piattaforma di ricerca tematica, che di volta in volta pubblicherà contenuti realizzati in collaborazione con diverse figure professionali. Già nel primo numero, dedicato alle teorie del Planetcare, sono presenti varie dimostrazioni di come le arti visive stiano influenzando ciò che le circonda. Basti pensare a SunGlacier: nato da un’idea dell’artista olandese Ap Verheggen, questo piano di costruzione di ghiacciai e cascate nelle zone desertiche del pianeta è ancora in fase sperimentale, ma ha trovato supporto da parte della comunità scientifica, da società di investimento e dall’UNESCO-IHE, aprendo un dialogo sulle soluzioni al surriscaldamento globale. Questo è un ottimo esempio di come il più visionario dei progetti possa avere riscontro in altri settori e trasformarsi in qualcosa di reale e futuribile.

Quali sono i prossimi progetti di Siliqoon?

Prosegue il progetto dei Trigger Parties, ogni primo mercoledì del mese. In parallelo stiamo lavorando alle produzioni del secondo “Lab” che si concretizzerà con la doppia personale di Antoine Renard e Libby Rothfeld, dal 16 marzo al 14 aprile. Il tutto negli spazi – e grazie al sostegno – di Marsèlleria, in cui abbiamo trovato il perfetto interlocutore. Più avanti nel 2017 uscirà un nuovo numero di Qway, e abbiamo in cantiere di testare il format dei “Lab” in altri contesti, anche all’estero.

Michele D’Aurizio