Recensione /

Cédric Fargues 63rd-77th STEPS / Bari

Cédric attend Dieu avec gourmandise. Questo laconico comunicato stampa, recapitato in busta da Jean Colombain e scritto a mano su un foglio rosa con stickers infantili, introduce la temperatura ermetica ma insieme intima e soave della mostra online con cui Cédric Fargues dà il via alla nuova programmazione espositiva di 63rd-77th STEPS: l’originale “Art Project Staircase” ideato tre anni fa da Fabio Santacroce nel ruolo di artista-curatore, sull’ultima rampa di scale del suo condominio in un quartiere popolare di Bari. Affermazione anche metaforica di uno spazio periferico e marginale; display domestico, fisico e virtuale, che ha accolto diversi interventi site-specific, rivolgendo uno sguardo fresco alla generazione post digitale emergente sulla scena internazionale.
In quest’occasione il ventottenne francese Fargues “aspetta Dio con ghiottoneria”. A tal fine ha realizzato per la scala un grande rosario di veri biscotti fatti in casa “con amore”, dai grani a forma di fiore, cuore, stella, croce. Un’altra scultura, con quattro mani stigmatizzate intorno ad un cuore, rimanda ai quattro cicli dell’umanità tracciati dalla letteratura esoterica. Mentre un biscottino a immagine di bambino allude al Cristo appena nato. Titolo del progetto è “INRI”, acronimo di “Igne Natura Renovatur Integra”, espressione dai risvolti mistici che si collega alla seicentesca grande croce di Hendaye.
Puntando su una dimensione frugale, quasi francescana, più sobria rispetto alla vivacità cromatica di altri lavori dell’autore – un’atmosfera dolciastra (in tutti i sensi), accentuata anche da una rasserenante traccia SoundCloud che canta Mon dieu tu es grand tu es beau – Fargues mette in scena una spiazzante devozione/ossessione religiosa, esercitata attraverso il piacere ricreativo di un’arte pasticcera che, pare, anche la scienza moderna sembra raccomandare.
Declinazione altra della sua già prolifica produzione, qui l’artista mescola con disinvolta leggerezza un’iconografia religiosa alquanto naïf con un’estetica pop/rurale e letture esoteriche basate su interpretazioni escatologiche della storia umana. Il tutto cadenzato da esperimenti culinari che sembrano fare il verso all’invasiva gastronomia mediatica, o da sgargianti creazioni floreali e banali attività domestiche. Di volta in volta Fargues si trasforma così in giardiniere, apicultore, pasticciere: per offrirci un complesso mix visivo, rassicurante solo all’apparenza, quale possibile, improbabile, ironico e curioso antidoto alle drammatiche incertezze del presente.

Antonella Marino