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Anish Kapoor e il Vantablack

Il Vantablack è un colore nero assoluto. Talmente assoluto che, quasi come un vero e proprio buco nero, assorbe il 99,965% della radiazione luminosa, e forse anche di più visto che non esistono spettrometri capaci di misurarlo precisamente. È talmente nero che il nostro occhio non percepisce più la tridimensionalità, le forme e i contorni degli oggetti dipinti con questo colore, e assorbe anche il laser. È molto più nero del Super black della NASA, già sperimentato in ambito creativo dall’artista belga Frederik de Wilde. Non esiste in natura ed è letteralmente il “nero più nero” presente nell’Universo (buchi neri a parte). Il Vantablack è un brevetto di un’azienda britannica operante nel settore delle nanotecnologie. Il suo impiego è scientifico, militare e… artistico. Ma non è liberamente utilizzabile da chiunque per la propria creatività, perché l’artista anglo-indiano Anish Kapoor ne ha acquisito i diritti di utilizzo in esclusiva in campo artistico. Praticamente, è l’unico artista al mondo a poterlo utilizzare.
Questa esclusiva ha suscitato forti polemiche. La comunità internazionale concepisce la protezione della creazione artistica attraverso il copyright anglosassone o il droit d’auter di derivazione francese e tutta la normativa che ne è corollario. Il mondo libero protegge l’arte e, al contempo, non tollera le sue limitazioni. Peraltro, le limitazioni alla libera espressione artistica sono sempre state storicamente di stampo politico e appannaggio dei regimi liberticidi, tanto che noi italiani abbiamo sentito il bisogno di scrivere nella nostra costituzione repubblicana che “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
Nel caso in esame si tratta, invece, di una limitazione squisitamente commerciale: Kapoor non sta proteggendo la sua creazione artistica da plagi o sfruttamenti indebiti altrui, si è invece accaparrato un’esclusiva, che impedisce ad ogni altro artista al mondo di usare quel colore, poiché la società che produce il Vantablack può fornirlo solo a lui. Potrebbe essere il primo passo verso un mondo dove anche la possibilità di fare arte è appannaggio di un monopolio? Un colore che non si può usare, una parola che non si può scrivere né pronunciare, un materiale che non si può lavorare. L’arte può essere limitata da una concessione commerciale?
Yves Klein, con riferimento al colore blu, cercò di ovviare a un annoso problema: i pigmenti dei colori se diluiti perdono di intensità. Per questo, nel 1960 brevettò una speciale soluzione che riusciva a mantenere alta la resa cromatica dei pigmenti di una particolare tonalità di blu, che connotava espressamente la sua produzione artistica: nacque così l’IKB, acronimo di International Klein Blue, attualmente prodotto da un colorificio di Parigi. Klein ha brevettato la formula per ottenere un composto che mantenesse l’intensità del pigmento, non ha brevettato il colore escludendo ogni altro artista al mondo.
Tanti nella comunità artistica internazionale si sono pronunciati contro l’esclusiva di Kapoor. Vi sono state anche varie iniziative, dall’hastag su Twitter sharetheblack” (condividi il nero) al “world’s pinkest Pink” (il rosa più rosa del mondo), una tonalità di rosa particolarmente fluorescente creata dall’artista Stuart Semple. Questo Pink è, per espressa dichiarazione dell’autore, acquistabile online a £ 3.99 la confezione, da tutti tranne che da Anish Kapoor. Quest’ultimo non è mai intervenuto pubblicamente ma ha risposto utilizzando quel rosa per dipingersi il dito medio della mano e ha pubblicato la relativa immagine sull’account Instagram dirty_corner.
Da secoli tutti gli atelier d’artista hanno i loro segreti per il reperimento o la preparazione di pigmenti, materiali, ecc. La stessa storia plurimillenaria delle tecniche di preparazione dei colori è costellata da ingredienti segreti, posti lontani e misteriosi di reperimento, costi spesso esorbitanti. Se da un lato è ben comprensibile il cercare di custodire i dati della propria esperienza affinché questa non diventi diretto pubblico appannaggio, dall’altro è poco accettabile in ambito artistico un’esclusiva vincolante per legge, volta a limitare la creatività altrui.
Il Vertically Aligned Nano Tube Arrays Black (nome per esteso di questo nero assoluto), per come è percepito dagli occhi umani, ha delle potenzialità di utilizzo creativo eccezionali e Anish Kapoor è un grande e apprezzato artista. Saprà senz’altro affascinarci con l’utilizzo di questo colore, ma è un peccato che ne escluda l’utilizzo da parte di qualsiasi altra persona. Può un colore essere prerogativa di un artista solo alla stregua di un privilegio medievale?

Andrea Pizzi