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Treti Galaxie Torino

Treti Galaxie è un progetto curatoriale o un progetto artistico?

Ci interessa lavorare nella zona in cui questi due ruoli si sovrappongono. Pensiamo che sia entrambe le cose, e quindi forse nessuna delle due. Sappiamo tutti che in fondo la mostra collettiva, per sua natura, è una sorta di personale del curatore, ma sappiamo anche che le opere esposte in una collettiva, per loro natura, del curatore non sanno assolutamente nulla.

Cosa distingue Treti Galaxie da altri progetti, non canonici, tra quelli nati in questi anni per la promozione delle arti visive?

Siamo tre persone molto diverse [Matteo Mottin, Ramona Ponzini e Sandro Mori n.d.r.], sia per formazione che per attitudine. Non ci siamo mai veramente chiesti cosa ci distingua da altri progetti che ammiriamo e rispettiamo, ma la prima cosa che ci viene in mente a riguardo è un libro di Queneau, Esercizi di stile. Forse stiamo tutti cercando di tradurre esattamente la stessa cosa, ma ognuno a modo suo.

Quale quota di azzardo vi concedete nel sovvertire i canoni tradizionalmente rispettati nell’attività critica, analitica e curatoriale che state intraprendendo?

Abbiamo un rispetto fondamentale per gli artisti e per ciò che fanno. Ogni artista mette a disposizione la sua intera vita per creare opere d’arte, e quindi sarebbe una mancanza di rispetto da parte nostra se non ci ponessimo nella sua stessa posizione di rischio.
Per la personale di Valerio Nicolai, abbiamo ottenuto il permesso dalla ASL solo mezz’ora prima dell’arrivo del pubblico umano. Matteo soffre di vertigini, e per la mostra di Alvaro Urbano sulla Mole Antonelliana, due ore prima che salisse il suo unico spettatore, ha allestito più di cinquanta sculture in acciaio a 126 metri d’altezza. Per Tiziano e Giorgione, era la prima volta che costruivamo un fiume in uno spazio espositivo.

Quali principi vi guidano nel prendere in esame la produzione artistica contemporanea?

Di solito, dopo aver conosciuto un artista e il suo lavoro, ci poniamo questa domanda: “Se l’umanità scomparisse domani, e questo artista si ritrovasse ad essere l’unica persona ancora in vita sulla faccia della Terra, continuerebbe a fare arte?” Se la risposta che ci diamo è si, allora decidiamo di lavorarci assieme.

Se vi chiedessi di individuare e dichiarare almeno un nome che per voi costituisce una guida, un riferimento fondamentale per ciò che concerne il vostro modus operandi?

Carlo Mollino, sempre sperando che questo non lo offenda troppo.

 

Marco Tagliafierro