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Riccardo Giacconi ar/ge kunst / Bolzano

Un burattino in legno giace a terra, ripiegato su se stesso. La marionetta, più simile a un ceppo bruciacchiato, è animata da fili sottili che pendono da un grande dispositivo ligneo ancorato al soffitto. I suoi movimenti sono lenti e sincopati. Il capo, a intermittenza irregolare, si solleva per poi ricadere bruscamente come se la figura avesse improvvisi colpi di sonno, in uno spettacolo in procinto di iniziare che non partirà mai. Il clangore dei macchinari esalta l’artificialità della coreografia, che ha come fondale una tenda antimosche dalle dimensioni fuori scala. La tenda scandisce lo spazio e riporta ventuno icone quadrate rappresentanti alcuni episodi di El Diablo en el pozo – spettacolo teatrale per marionette nato in Colombia intorno al 1930.
Questa multiforme e stridente visione di insieme è la strutturazione della prima sala della mostra “The Variational Status” di Riccardo Giacconi presso ar/ge kunst, a Bolzano. Il progetto – commissionato da ar/ge kunst, Centrale Fies e FRAC Champagne-Ardenne – nasce in seguito a un viaggio che Giacconi compie in Colombia nel 2012, che lo induce a investigare il rapporto tra tradizione e storiografia, a partire da due figure (una reale e una, forse, mitologica): Augusto Masetti e l’espiritado. Masetti è il soldato che nel 1911, in protesta alla guerra coloniale italiana in Libia, sparò al suo comandante in un atto di insubordinazione, divenendo così simbolo del movimento anarchico italiano. Masetti compì l’atto incoscientemente, tanto che in seguito ribadì più volte di non ricordare nulla dell’accaduto. Anche l’espiritado è “colui che non ricorda”. Nel teatro di figura colombiano è una maschera di repertorio, quella che ha combinato qualche guaio, tutti lo sanno ma lui non rammenta nulla. Un sonnambulo, secondo fonti locali ispirato all’uccisione di un poliziotto da parte di un uomo che poi non conservò alcuna memoria dei fatti.
Ecco allora nel secondo ambiente un’intervista a Masetti trasmessa da una televisione in tubo catodico, cartoline che celebrano l’anarchico, falsi poster dello spettacolo El Diablo en el pozo (prodotti da Giacconi utilizzando le tecniche dell’epoca), maschere colombiane.
L’intera mostra sembra una scena teatrale espansa, quasi esplosa, dove l’artista mescola con fluidità documentazioni storiche a materiali posticci. Lo “statuto variazionale” a cui si riferisce Giacconi nel titolo dell’esposizione è dunque la condizione del documento, manipolabile a seconda della versione che si vuole raccontare. In un mondo in cui la verità è un’artificiale costruzione umana, l’artista sceglie di volgere lo sguardo al teatro di figura, uno spazio in cui realtà e finzione collidono creando una dimensione altra, avulsa dalle convenzioni e dalle leggi che regolano la società. Tale forma di teatro, infatti, è stata usata in Colombia come strumento di denuncia poiché la marionetta ha lo straordinario potere di agire da filtro protettivo: a lei tutto è permesso, è “senza colpa”. Anche se alcune credenze vogliono che sia il fantoccio a manovrare il teatrante, conducendolo in uno stato di catarsi amnesica. E qui si coglie un’ultima tematica affrontata da Giacconi, forse il trait d’union della mostra: l’amnesia come “atto anarchico perfetto” al di fuori di qualsiasi sistema di responsabilità, paradigma di allontanamento e presa di distanza da qualsiasi ordine razionale.

Giulia Gregnanin