Recensione /

Peter Halley Galleria Mazzoli / Modena

Associazioni, prossimità, conversioni, griglie; sono categorie che Peter Halley associa a una selezione di opere recenti presentate presso la Galleria Mazzoli di Modena. In quattro di queste tele – Skewed, 2014 e Association III–V, 2015-16 – a prevalere sono il rosso e il nero; cosicché lo sguardo non è rapito dalle tante combinazioni di colori Day-Glo che caratterizzano la pittura di Halley, e può soffermarsi sullo studio delle diverse composizioni. Queste tele, infatti, paiono variazioni su tema – laddove un tema può essere individuato in una tela del 1988, Black Cell with Conduit, una semplice composizione di un rettangolo nero su sfondo rosso e di tre fasce degli stessi colori (rappresentano un “condotto” che attraversa orizzontalmente la tela). In Skewed e in Association, le iconografie del network, dei circuiti, dei flussi che oggi connotano tematicamente l’arte astratta di Halley emergono come se fossero ancora “in potenza”, a rievocare quel programma di “hackeraggio” della pittura modernista che è stato motore di tutta la riflessione dell’artista. Queste opere rappresentano infatti quadrati inscritti dentro quadrati, geometrie “idealiste”, come le definisce l’artista nel comunicato stampa. Sia in termini concettuali che spaziali, Halley legge quelle geometrie come “prigioni”, e quindi programmaticamente decide di fare breccia nelle loro pareti intersecandole con “flussi vitali [che] vi scorrono dentro e fuori”.

Insieme a questo gruppo, Halley presenta anche due tele quadrate, Red Grid (2016) e Black Grid (2016), l’una nei toni del rosso, l’altra del nero. Queste tele non riportano delle griglie; sono fisicamente delle combinazioni di superfici che incastonate tra loro restituiscono un quadrato. Tale tecnica non può che rimandare all’opera Victory Boogie Woogie (1942-44) di Mondrian, lasciata incompleta, con ancora traccia dei tasselli di carta che l’artista applicava per testare la composizione cromatica. Il riferimento qui non era più la pura geometria “idealista” del modernismo, ma la sua applicazione nell’urbanistica – i tasselli di Mondrian erano i frammenti della città di Manhattan. Così le griglie di Halley acquisiscono una materialità inedita, sono rappresentazioni di mondi reali forzati dentro prospettive astratte – pari a quelle vedute satellitari che l’artista raccoglie appassionatamente nel suo account Instagram.

Michele D’Aurizio