Recensioni /

Pedro Neves Marques Umberto Di Marino / Napoli

Anna Atkins, frequentando la casa di Fox Talbot, decise che, per progredire nelle sue catalogazioni e ricerche botaniche, poteva essere utile utilizzare una nuova invenzione che stava sperimentando il suo amico: la fotografia. Da uno scopo di conservazione e catalogazione del reale, si è passati a considerare la fotografia come strumento di riproduzione e rappresentazione, divenendo centrale nelle speculazioni teoriche e formali, dalle sue origini fino alla fine degli anni ’80 del secolo scorso.
La serie di stampe a inchiostro di soia su latex, della personale “Learning to Live with Other Bodies” di Pedro Neves Marques, segnano una mostra in cui i ricorsi storici si alternano, formalmente e concettualmente, con un’analisi dell’aspra realtà delle manipolazioni genetiche e delle culture intensive.
Come in Linnaeus and the Terminator Seed Description (2016) in cui, pur rappresentando come agli albori della fotografia un disegno botanico della pianta Linnaeus, vi contrappone  le descrizioni utilizzate dal mercato: la molecola per renderla OGM ed il contratto per la concessione dell’uso dei semi da parte delle multinazionali.
Marques affronta la rappresentazione e la riproducibilità del mondo, seguendo le tracce del colonialismo che continua a intrecciare, con fattezze ormai palesemente parassitarie, un ordito fatto di speculazione ed egemonia, sia economica che culturale.
Il video Learnig to live with Enemy (2016), presentando un’industria brasiliana di produzione di soia, lascia trapelare quanto il colonialismo continui a vivere ed incidere pesantemente nella vita dei singoli e del posto.
Infine, The Pudic Relation Between Machine and Plants (2016), un video che sembra ispirarsi alle visioni lungimiranti di Kubrick, mostra una mano robotica che cerca continuamente il contatto con la mimosa pudica, pianta tigmotropica scoperta da uno dei più famosi colonizzatori-botanici britannici, creando un corto circuito fra il passato ed il presente che si mostra inquietante anche per il futuro.

Maria Teresa Annarumma