Recensione /

Evan Nesbit Annarumma / Napoli

Alla sua prima personale europea, Evan Nesbit si presenta con un nuovo – e nutrito – gruppo di opere che raccontano una nuova fase della ricerca pittorica del giovane artista americano. Impegnato in un’indagine sulle dinamiche di visione e percezione, nella quale teorie di matrice fenomenologica si mescolano con un interesse per l’incontro tra pittura e azione performativa, nelle opere esposte presso la galleria Annarumma, Nesbit mostra di aver compiuto il passo verso un doppio livello di astrazione, che non riguarda più solo la pittura ma anche il supporto. Cifra processuale dell’artista è infatti l’applicazione del colore, spesso di natura vegetale, a partire dal retro della tela. Posizionata in orizzontale, questa si presta ad accogliere la pasta pittorica pressata dall’artista a mani nude e lasciata libera di attraversare l’ordito, fino a prendere forma sul lato opposto. Sono dunque le forme astratte generate dalla pressione – atto già carico di una valenza performativa – che si danno alla vista una volta che la tela è tornata in posizione verticale. Se già nelle opere precedenti l’accento sulla processualità rivestiva un ruolo fondamentale nella pratica di Nesbit, in questi nuovi lavori si aggiunge la componente della preparazione del supporto, non più la tela grezza monocromatica ma un innesto di tessuti dalle tinte diverse che disegnano una composizione di fondo, creando un ulteriore strato di colore. Il risultato è ancora una volta di forte richiamo tattile; è la consistenza della materia a dettare la forma finale. Giocando con un titolo un po’ ironico, “Elective Hip Replacement”, che allude a un programmato intervento chirurgico di sostituzione dell’anca, Nesbit richiama l’attenzione sul gesto di accostare facendo scivolare, uno affianco all’altro, brani di tessuto come fossero frammenti di un intervento di ricostruzione organica. Un’operazione frankensteiniana che diventa azione estetica e da cui scaturiscono inaspettati chiaroscuri, giochi di luci e ombre che trasformano innocue campiture di colore in una superficie vibrante.

Alessandra Troncone