Recensione /

Victor Burgin Lia Rumma / Napoli

Come un racconto intimo o una lettera che ha tanti destinatari ma ritorna sempre poeticamente al mittente, “Dear Urania”, la nuova personale di Victor Burgin organizzata negli spazi della Galleria Lia Rumma di Napoli, disegna un itinerario immersivo che “sospende” il tempo, apre una breccia immaginifica, accorcia le distanze tra l’uomo e i suoi desideri, i suoi sogni, le sue ispirazioni, le sue speranze. Partendo dalla Relazione del primo viaggio alla Luna fatto da una donna nell’anno di grazia 2057 (1857), novella di Ernesto Capocci tramata sulla figura eroica di Urania, avventuriera interstellare che a bordo della navicella Giordano Bruno si dirige verso la Terra con la sete di conoscere un nuovo pianeta, Victor Burgin tesse un dispositivo fatto di figure e parole, di visioni sovratemporali e sovraterritoriali dove “il visitatore può costruire il suo orizzonte narrativo individuale nell’indugiare liberamente tra le immagini proiettate e incorniciate, e i testi”.
Il video Dear Urania (Moon) (2016), assieme a due gruppi “foto-testuali” – Basilica I e Basilica II (2006) – che illustrano un territorio la cui superficie per analogia ricorda l’aridità della crosta lunare, rappresentano il viatico felice di un viaggio alla scoperta del futuro. Tracce di una fantomatica risposta a Urania che scrive dalla Luna una lunga lettera all’amica Ernestina, Pages from the sketchbook of Ernestina Capocci (2016) delinea poi della mostra un momento fisico, un segno di appartenenza al corpo della scrittura, all’erotismo del gesto. “Piuttosto che tentare di trascrivere, illustrare, o comunque rappresentare il contenuto della lettera”, avvisa Burgin in Una nota su Dear Urania (testo che accompagna la mostra), “ho rivolto i miei pensieri a ciò che Ernestina avrebbe potuto rispondere”. A dissolvere la fisicità e in corrispondenza con il video lunare, Dear Urania (Letter) (2016) una videolettera spedita nel 2017 da Ernestina – chiude e riapre tautologicamente il percorso offerto, quasi a indicare lo spazio che divide la Luna dalla Terra, quasi a tracciare una traiettoria, a segnare un tragitto, un irresistibile cammino.

Antonello Tolve