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Fabio Mauri Madre / Napoli

Sin dal 1954, anno della sua prima personale alla galleria del Cavallino di Venezia, Fabio Mauri si è mosso lungo la duplice direzione del manuale e del mentale per disegnare un itinerario critico, uno spazio fisico e metaforico che salta il fosso della pittura e abbraccia a largo raggio i valori plastici della nuova società che avanza. “La mia è un’arte saggistica” ha avvisato nel 1979 in occasione dell’installazione Muro d’Europa / La Barca, “cerco di capire i nodi, i temi dell’essere in vita”. In bilico tra teoria e pratica dell’arte, tra scrittura e figura, tra memoria e ideologia (ovvero una anti-ideologia, “un’ineliminabile interpretazione del mondo, da parte della coscienza poetica tout court”), il suo lavoro è oggi al centro di “Retrospettiva a luce solida” curata da Laura Cherubini e Andrea Viliani, al MADRE di Napoli. Si tratta di un avvolgente e coinvolgente percorso che, in duplice intesa con “Arte per legittima difesa” alla Gamec di Bergamo (tragitto diviso in sei tappe a cura di Giacinto Di Pietrantonio), ridisegna un ingranaggio multimediale, un discorso oceanico che abbraccia quasi mezzo secolo di lavoro per restituire allo spettatore le atmosfere privilegiate dall’artista. Dal fumetto allo schermo cinematografico o televisivo, dal mito al rito della messa in scena teatrale, dal “collage grafico e letterario” (Dorfles) alla maquette, la mostra napoletana propone un corpus notevole di opere – tra queste sfilano Ebrea (1971), Ideologia e Natura (1973), la Sala del Gran Consiglio (Oscuramento) (1975), Intellettuale (1975), Il Muro Occidentale o del Pianto (1993), ma anche tutta una serie di proiezioni, di schermi, di libri d’artista – che restituiscono appieno le vicende intellettuali di un “amaro chirografo”, così lo ha definito Emilio Villa nel 1960, il cui lavoro ha tolto la parola fine al finale, ha rotto le azioni usuali con forme e formule simboliche, con accadimenti che riscaldano il concetto mediante la riflessione costante sulla natura delle cose, sulla condizione del male, del tempo, della storia, della vita.

Antonello Tolve