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Davide Mazzoleni su Mazzoleni Art, Londra / Torino

Davide, quest’anno celebrate il trentesimo anno della nascita della galleria. Nel 1986, quando avete iniziato, come vi è nata l’idea di una galleria d’arte? Tuo padre aveva già esperienza o conoscenze con il mondo dell’arte?

Mio padre Giovanni cominciò a frequentare la scena artistica torinese già dalla fine degli anni Cinquanta. Era poco più che ventenne, Torino offriva un panorama molto vivace tra istituzioni museali, gallerie private e spazi sperimentali, che proponevano artisti locali così come i contemporanei stranieri. Insieme a mia madre Anna Pia iniziò a collezionare, avendo come interlocutore privilegiato Renato Gissi, che aprì la sua galleria in Piazza Solferino a Torino nel 1961. Con il tempo la passione per l’arte e il collezionismo divennero così importanti che nel 1986 decisero di rilevare, insieme a mia zia Elisabetta, la collezione e gli spazi della galleria Gissi, che divenne  Nuova Gissi, e poi Mazzoleni.

Quali sono state le primissime opere con cui avete iniziato? Subito con i classici di cui vi occupate oggi oppure con artisti più legati al territorio?

La mostra inaugurale della galleria Nuova Gissi nel 1986 fu sulle grafiche e alcuni dipinti di Renato Guttuso, seguì una grande collettiva con artisti italiani e stranieri come Calder e Grosz.

Poi l’orientamento della collezione di mio padre influì sulla programmazione della galleria, dove negli anni si sono succedute personali di artisti che fanno tutt’ora parte della collezione di famiglia e che hanno determinato gli sviluppi dell’arte italiana e internazionale, quali de Chirico, Balla, Fontana, Burri, Manzoni, Bonalumi, Castellani, per citarne alcuni.

Quando ti sei avvicinato alla galleria? Lo hai fatto con piacere oppure è stato un dovere?

Quando cresci in una famiglia in cui respiri l’arte fin da piccolo, com’è accaduto a me e a mio fratello Luigi, l’arte entra a far parte del tuo DNA. Grazie a mio padre, che stato il nostro mentore, ho imparato a riconoscere la qualità di artisti e opere, ma ancor più il rispetto per l’uomo-artista, colui che ha il coraggio di esprimersi mettendo la sua sensibilità e il suo sguardo in un’opera.

Recentemente c’è stato un avvicinamento ad artisti meno storicizzati. È stata una svolta della galleria? E su chi puntate?

Il nucleo iniziale della collezione e della programmazione espositiva della galleria era incentrato sul primo Novecento, successivamente mio fratello ed io ci siamo concentrati sull’arte del secondo dopoguerra italiano, e negli ultimi anni proseguendo lungo questa linea di ricerca siamo giunti alla riscoperta della Pittura Analitica degli anni Settanta. Anche nelle kermesse, sia nazionali che internazionali, ci sembra doveroso portare avanti il nostro impegno a supporto di questo movimento dell’arte italiana, di cui siamo certi verrà riconosciuto il valore sul mercato internazionale. Oltre a questo, abbiamo naturalmente anche un occhio attento sul contemporaneo di qualità. Stiamo pensando a progetti futuri con artisti importanti, ma non posso anticipare nulla.

Voi avete aperto uno spazio ambizioso anche a Londra. Come differirà il programma dalla sede torinese?

Lo spazio londinese, aperto nel 2014 sotto la direzione di mio fratello Luigi, opera in concerto con la sede torinese, con cui condivide il cuore della programmazione basata sui grandi maestri italiani, accanto a spinte più contemporanee e sperimentali, ma in un contesto più internazionale. Londra è una delle piazze più influenti della scena artistica internazionale, ed è una piattaforma eccellente per portare all’attenzione del grande pubblico quegli artisti italiani che non hanno ancora ricevuto il giusto riconoscimento, o per approfondire il lavoro di maestri già noti e i reciproci legami, come abbiamo fatto con le retrospettive di Bonalumi, Boetti, Burri e Manzoni, e con la recente mostra dedicata a Fontana e Melotti.

La galleria di Torino e quella di Londra partecipano congiuntamente alle fiere internazionali, a New York, Miami, Hong Kong, Parigi, e, quando possibile, vi è una simmetria anche nella programmazione; ad esempio la mostra del Trentennale che è ora aperta a Torino, arriverà a Londra nei primi mesi del 2017.

Giancarlo Politi