Recensione /

Allora & Calzadilla Quartz Studio / Torino

Il radiotelescopio a singola apertura più grande del mondo, che trasmette e cattura onde radio da e per gli angoli più remoti dell’universo, si trova immerso nella foresta di Rio Abajo, vicino Arecibo, a Puerto Rico. Da lì, nel 1974, venne lanciato un segnale nello spazio per cercare contatti con altre forme di intelligenza. Nessuno ha mai risposto. Molte le riflessioni nate tra gli studiosi riguardo a questo silenzio. Tutte, però, in qualche modo legate al suono.
Nella video-installazione The Great Silence presentata a Torino da Quartz Studio – in una versione realizzata a un solo canale rispetto a quella a tre canali con cui l’opera debuttò al Philadelphia Museum of Art nel 2014 – la coppia di artisti Jennifer Allora e Guillermo Calzadilla sviluppa un lungo monologo attraverso la coscienza intelligente e la voce interiore di un pappagallo.
Il pappagallo vive nella foresta attorno al telescopio e appartiene a una specie che l’umanità ha portato sull’orlo dell’estinzione, senza rendersi conto che uomini e pappagalli sono tra le pochissime creature capaci di imitare i suoni che sentono. Quindi, come si può pensare di interagire con extraterrestri se animali affini rimangono sconosciuti ed estranei?
Scorrono lunghe riprese dell’interno e dell’esterno del telescopio, che assomiglia a una navicella spaziale, deserta, e poi della foresta e dei pappagalli stessi. Il protagonista, sorprendente cicerone dotato di saggezza e disincanto, analizza l’incapacità umana di ascoltare quello che dovrebbe essere il messaggio che pervade la vita, la terra e l’universo. Il segreto, pare dire il pappagallo, sta nel cercare tracce del suono non lontano da noi, se non addirittura dentro di noi. Come un riverbero.
Secondo il paradosso di Fermi, elaborato dallo scienziato negli anni Cinquanta, “il grande silenzio” dello spazio potrebbe essere una forma di difesa di altre specie intelligenti che si nascondono per non essere notate da possibili invasori nemici. Il pappagallo mostra un sereno cinismo nei confronti dell’umanità, senza rancore per il danno apportato alla sua razza, compiendo alla fine un vero distacco concettuale e spirituale. Prima che i suoi simili entrino a far parte del grande silenzio, c’è un messaggio che lasciano agli uomini: “You be good. I love you”. L’accoglienza, ecco il dono che oppongono alla violenza ottusa dell’umanità.
Quest’opera limpida e poetica, dai tratti fiabeschi e con un testo scritto in collaborazione con lo scrittore di fantascienza Ted Chiang, cresce di minuto in minuto lungo una narrazione che si fa intima e avvolgente. La vita è correlata alla scienza, mentre la condizione umana appare un circuito inceppato, come spesso dichiarano Allora & Calzadilla in una modalità folgorante: che sia un pappagallo oppure un carro-armato in movimento ma capovolto, piazzato davanti al padiglione degli Stati Uniti alla Biennale di Venezia del 2011.

Olga Gambari