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Valerio Rocco Orlando MUSMA / Matera 

Il MUSMA – Museo della Scultura Contemporanea, in vista del 2019 – anno che vede Matera Capitale della Cultura Europea – ha anticipato i tempi formulando una collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e affidando la direzione del Museo allo storico dell’arte Tommaso Strinati. Obiettivo centrale di questo mutamento è l’attivazione di nuove sinergie, il rilancio delle attività del MUSMA, la promozione di Casa di Ortega e della Cripta del Peccato Originale.
I primi risultati di questo cambiamento sono arrivati in occasione del decennale del museo, lo scorso 29 ottobre 2016, con l’inaugurazione della mostra personale “Portami al confine”, dell’artista Valerio Rocco Orlando (Milano 1978), promossa dal MUSMA e dalla Fondazione Zétema. Un progetto artistico pensato dall’autore come opera d’arte collettiva in divenire, capace di coinvolgere e accumulare nel tempo informazioni.
Con questo progetto, Valerio Rocco Orlando segna l’importanza dell’incontro con Matera e la sua comunità: “un’opportunità per accedere attraverso l’ascolto, l’osservazione, l’immedesimazione, l’analisi e l’individuazione delle urgenze a una comprensione reciproca”.  Inoltre, l’artista descrive e riflette su concetto di confine, non come barriera che separa, ma come spazio positivo, attrattivo e di scambio corrisposto per vivere unitamente in armonia.
Le sale che il MUSMA dedica alla mostra sono state trasformate da Orlando in una sorta di laboratorio artistico, in cui il pubblico è chiamato a collaborare alla creazione dell’opera d’arte. La mostra si apre con la scultura luminosa Portami al confine (2016), una scritta al neon  basata sulla grafia personale del Sindaco di Matera, divenendo così simbolo della relazione tra Orlando, la città e le persone che la abitano.
Nella stessa sala si trovano un tavolo da lavoro con il computer dell’artista, un libro sulle chiese rupestri, appunti e due fotografie in bianco e nero raffiguranti le mani di un’anziana signora che rifanno il letto, azione ripetitiva che scandisce il suo tempo nella casa di riposo Brancaccio ai confini della città.
Il tavolo da lavoro è concepito per divenire uno spazio di raccolta dove il pubblico, nel corso della mostra, può confrontarsi e condividere la propria idea di confine con l’artista e la comunità. In un secondo momento il dialogo esce dal museo, per spostarsi nella città dei sassi: alcuni abitanti del posto sono chiamati a condurre fisicamente l’artista a quello che è, per ciascuno di loro, il confine della propria società. Tutti questi contributi, riflessioni ed esperienze costituiscono il canovaccio per il film, una vera e propria opera collettiva che sarà esposta al MUSMA, come risultato finale del progetto artistico.
Nella seconda sala l’artista presenta un’altra installazione, realizzata con una pila di mille manifesti su carta di colore giallo (utilizzata a Matera per promuovere le svendite e per gli annunci alla popolazione) in cui racconta il desiderio di produzione, partecipazione e condivisione che vuole stabilire con il luogo e i suoi abitanti.
I manifesti sono stati affissi anche nelle apposite bacheche per gli avvisi pubblici presenti a Matera, come atto di condivisione e legame con il luogo.

Giovanni Viceconte