Recensione /

Modernità non allineata FM Centro per l’Arte Contemporanea / Milano

A fare da prologo alla mostra “Modernità non allineata” è una gigantografia del Monumento di Petrova Gora (1981), opera dello scultore croato Vojin Bakić. La non-rappresentatività del monumento, eretto in memoria di un’azione della resistenza serba durante la Seconda Guerra Mondiale, anticipa una delle narrazioni che attraversa quest’esposizione, e cioè la diffusione dei linguaggi dell’astrattismo nella Jugoslavia di Tito in seguito alla rottura dell’alleanza con l’Unione Sovietica e al conseguente allontanamento dell’avanguardia locale dalle forme del realismo socialista.È appunto sull’arte astratta che poggia quella specificità dell’arte jugoslava della seconda metà del Novecento che, secondo il curatore della mostra Marco Scotini, consiste in un fattore di dissonanza, un’interferenza nella comune dicotomia che oppone le tendenze espressive del Blocco Sovietico a quelle delle democrazie occidentali. “Modernità non allineata” invita così, non solo a scoprire una produzione artistica interstiziale, costantemente tesa tra due fronti ideologici, quanto a mettere in discussione – ancora una volta – l’idea stessa di una modernità universale, a fronte delle sue sempre più vivide declinazioni localistiche.
La mostra attraversa l’arte jugoslava dagli anni Cinquanta agli Ottanta attraverso la collezione di Marinko Sudac, risorsa unica per la ricerca sui fenomeni artistici del mondo socialista occultati o elusi dalla storiografia ufficiale. Seicento opere della collezione sono presentate articolate in dodici sezioni che circoscrivono ciascuna le produzioni di gruppi o movimenti, oppure ne approfondiscono i dialoghi con figure attive in paesi limitrofi quali l’Ungheria, la Cecoslovacchia e la Polonia. L’astrattismo di Bakić e degli esponenti del gruppo EXAT 51 – emblematiche dello sdoganamento dell’iconografia costruttivista sono le copertine della rivista di moda Svijet, disegnate negli anni Cinquanta dalla pittrice Aleksandar Srnec, successivamente una delle animatrici delle Nove Tendencije – e le sperimentazioni vicine all’arte informale di Anton Motiva (di fronte alle sue “pitture proiettate” impossibile non pensare alle Proiezioni dirette di Bruno Munari realizzate negli stessi anni) introducono ricerche di matrice concettuale che sfociano nella poesia visiva, nell’intervento urbano e nella performance. Le opere dei gruppi Gorgona, OHO e dei Sei Autori fanno da cardine alla mostra laddove abbracciano linguaggi artistici anticonformisti e innovativi: se i membri di Gorgona producono – parallelamente – dipinti e sculture proto-minimaliste, una rivista free-press e azioni di ascendenza situazionista, i componenti di OHO utilizzano tutti i mezzi espressivi a loro disposizione per diffondere le spinte contestatrici della nascente controcultura, mentre i Sei Autori operano principalmente nello spazio pubblico, attraverso interventi in situ e quelli che oggi chiameremo flash mob, in linea con le esperienze oltrefrontiera di critica istituzionale. A queste produzioni si affiancano quelle di artisti che hanno operato in maniera più “autonoma”: Sanja Iveković, Marina Abramović, Mladen Stilinović, Goran Trbuljak, ecc. – tutte figure oggi note per apporti personalissimi all’arte concettuale.
“Modernità non allineata” è una presentazione ricca e complessa, che si propone di capovolgere processi di marginalizzazione e rifiuto di produzioni artistiche antisistemiche e periferiche. A questo proposito, la mostra avrebbe beneficiato di un dispositivo allestitivo maggiormente votato alla divulgazione e, forse, anche di una selezione più oculata e ridotta della collezione – per far sì che l’effetto quadreria e la mancanza di un’approfondita contestualizzazione storico-culturale delle opere e dei materiali d’archivio esposti non riportino quelle esperienze nell’ombra.

Michele D’Aurizio