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Gianfranco Baruchello sulla Fondazione Baruchello, Roma

La Fondazione Baruchello apre in città una succursale della sede ventennale nel Parco di Veio. Gianfranco Baruchello ci presenta il nuovo spazio nel Gianicolense, un luogo “puntato verso l’assurdo”, che inaugura la programmazione con il progetto “Start Up. Quattro agenzie per la produzione del possibile”, un ufficio al servizio della curiosità e dell’intentato.

Potresti parlarmi del nuovo spazio di Monteverde vecchio e del progetto inaugurale?

La nuova sede della Fondazione nasce dalla volontà di rafforzare il legame con la città e incrementare la già dinamica attività della nostra storica sede e il dialogo con il pubblico. “Quattro agenzie per la produzione del possibile” è un progetto sperimentale che si inserisce nell’ambito della mia lunga ricerca imperniata sulle relazioni tra arte, natura, economia e storia. Il progetto è strutturato come un ufficio per la promozione e la diffusione di proposte visionarie che intendono innescare ulteriori dinamiche economiche e di relazione, e ridefinire il rapporto tra il valore d’uso e il valore di scambio. Lo spazio ospita quattro agenzie, ognuna delle quali lavorerà attivamente per raggiungere un obiettivo diverso.

Nella prima agenzia si può adottare una pecora da viaggio bidimensionale, timbrata e numerata. Perché proprio la pecora?

La prima agenzia si occupa dell’adozione di una o più di queste cento sagome lignee che raffigurano una pecora. Questi esemplari, unici nel loro genere, ripensano e ridefiniscono nuovi e altri significati della pecora che diviene così portatrice delle proprietà affettive e identificative tipiche della cura di un animale vivente. Ho scelto la pecora perché è un animale mite, docile, generoso, metaforicamente l’opposto dell’arrogante leone. A differenza del gregge tradizionale, con un unico pastore, questo gregge portatile definisce una proprietà comune basata sulla condivisione. L’agenzia, oltre a individuare i potenziali custodi della pecora, si occuperà anche di seguire e controllare le vicende e gli usi dell’oggetto adottato.

Nella seconda si propone una riflessione sulla terra che riprende “Un metro cubo di terra, Earth Exchange”, un progetto che hai avviato nel 2014.

La terra è da sempre baluardo di valori ancestrali e patrimonio del vivente, è qui intesa, infatti, come un elemento che può fondersi con le terre di tutto il mondo, in una sorta di trasfusione geografica e culturale senza confini. L’obiettivo primario è quello di creare uno scambio culturale attraverso il simbolo della terra, che è un po’ l’elemento che accomuna tutto il mondo. L’agenzia si occuperà, quindi, di tutte le fasi necessarie affinché lo scambio diventi reale: dalla ricerca del partner alla spedizione della terra nelle casse, allo svuotamento delle stesse, al mescolamento delle terre dei due luoghi fino al ritorno della cassa contenente la terra del partner e al suo mescolamento con la terra della Fondazione.

La terza agenzia nasce sotto il segno di Duchamp, dedicata alla realizzazione di oggetti anomali e a-funzionali. Hai invitato alcuni artisti a sottoporti le loro idee, in che modo la Fondazione le supporterà?

Ho chiesto a sedici artisti, tra cui molti amici, di prendere parte a una sorta di “gioco” in cui esporre e proporre idee o invenzioni di oggetti inusuali, stravaganti, differenti da quanto già esiste nella produzione industriale. Compito dell’agenzia sarà trovare l’ente, o l’amatore, che finanzi la realizzazione dell’oggetto nei modi e dettagli che l’artista propone. Si tratta di un esperimento per capire le possibili funzioni dell’errore, dell’inutile, dello scarto per innescare una nuova relazione tra creatività e produzione.

Infine, nell’ultima, il potere dell’immaginazione e dell’inconscio, con la possibilità di immergersi in un bosco virtuale.

L’intero progetto, cioè tutte le quattro agenzie hanno come obiettivo la produzione e lo scambio di idee e la promozione delle stesse. In particolare nell’ultima agenzia, quella della produzione di utopie, ci siamo chiesti cosa potrebbe venire in mente se ci si ritrovasse immersi in uno spazio buio e in totale solitudine, al centro di un bosco fitto. L’agenzia ha come obiettivo l’offerta di questa emozione. Si tratta di un luogo dal forte valore simbolico, raggiungibile solamente scendendo delle scale come se si trattasse di una discesa dantesca verso un luogo sotterraneo in cui immergersi. Lo spazio diventa così simbolo della rimozione, intimo e raccolto, possibile “attivatore” di pensieri e di immaginazione. Il visitatore contribuirà lasciando una parola che diventerà il simbolo per eccellenza di quella emozione, che potrebbe essere diversa per ognuno di loro. La parola sarà poi archiviata e custodita dall’agenzia.

Micaela Deiana