Recensione /

Damon Zucconi Veda / Firenze

Damon Zucconi interviene nella dinamica complessa per cui alcuni elementi di partenza, incaricati di una funzione significativa, vengono articolandosi in un sistema linguistico ulteriore, che talvolta acquisisce un’autonomia tale da celare i segni della propria derivazione. A questo riguardo e data anche l’iniziale attività come web designer, l’artista ricorre spesso al codice binario, per gli sviluppi continui che permette in ambito internet e software, ne è caso esemplificativo l’installazione Spiritual Door (2016) per la sala dello spazio rivolta all’esterno ma non accessibile, in cui una voce ripete il nome dei venti secondo una successione conseguente alle posizioni di tutti coloro che in tempo reale e in ogni parte del mondo si connettono dal proprio smartphone alla URL di Veda. Non è comunque l’unico contesto di riferimento, la mostra nel suo complesso rimanda in modalità più ampia al rapporto tra quanto si potrebbero definire l’immagine retinica e l’immagine mentale, nei versi della costruzione e della decostruzione. Così le due sculture in legno di olivo Litotes (2016), che rappresentano il simbolo matematico +, per abitudine culturale possono rimandare alla croce della cristianità; nell’ambiente interno due riproduzioni fotografiche della pianta da cui sarebbe stata ricavata la corona di spine per il supplizio di Gesù, nominata nel titolo Euphorbia Milii (2016), attraverso un sistema combinatorio di “pixelature” provocano un effetto percettivo straniante: le immagini appaiono colorate o in scala di grigi in base alla distanza di osservazione; a terra giacciono alcune copie minimali del Nuovo Testamento, le cui parole sono state stampate tramite un programma originale con ordini di lettere errati, come refusi. La Net art incontra la riflessione filosofica giungendo a esiti formali fascinatori dai concetti disorientanti, sintomo di un’attitudine critica nei confronti della rivoluzione più vasta che abbiamo conosciuto negli ultimi decenni, quella tecnologica. La partita tra il dominio dei mezzi e il venirne dominati è ancora del tutto aperta, in vista del futuro.

Matteo Innocenti