Recensione /

Solo Nuovo Spazio di Casso / Pordenone

“Solo” è un progetto articolato in una mostra collettiva e un’omonima rivista, volto a presentare il lavoro di alcuni artisti parte della collezione Antonio Michele Coppola, presso il Nuovo Spazio di Casso, realtà aperta e gestita dal 2012 da Dolomiti Contemporanee.
La mostra, a cura di Gianluca D’Incà Levis e Paolo De Biasi, si apre con le gigantografie delle prime otto copertine di “Solo”, dedicate a Nicola Samorì, Daniel Pitìn, Nina Canell, Marcel Dzama, Matthias Weischer, Uri Aran, Giuliano Sale e Manuele Cerutti. Le opere cedono da subito il posto ai testi, sottolineando come l’idea venga espressa innanzitutto in parola e solo in seguito attraverso un’immagine – da qui la dicitura “parolaprima”, coniata dal curatore. Camminare nello spazio corrisponde a sfogliare idealmente i diversi numeri della rivista. Salendo al primo piano si attraversano i vapori alchemici di Perpetuum Mobile (25 kg) (2014), installazione di Nina Canell, per andare a decriptare il nebuloso set di Lake (2010) di Daniel Pitìn. Accanto a questi, due tele di Manuele Cerutti, oggetti-soggetti capaci di attirare lo sguardo e rovesciarlo all’interno della scena dipinta, come ne Il ponte di pietra (2010); mentre dalla parte opposta della sala, tre ritratti di Giuliano Sale, stralci di un’umanità sformata, acida e cupa, ora spezzata – cubista – ora liquida.
Al secondo piano vi è il cuore pulsante della mostra. In una teca sono raccolte prove di stampa, lettere, poesie e piccoli disegni, alcuni stralci di un dialogo privato, culturale e d’affetto, tra il collezionista e gli artisti, che ha portato alla genesi di “Solo”. La mostra è in realtà un breve racconto di tutto questo, non tanto dei lavori, quanto delle persone che vi ruotano attorno e del tempo che esse si dedicano l’un l’altra.
“Sfogliando” ancora, si incontrano J.R.S.R (Simonia) (2009), ritratto barocco di Nicola Samorì, sfregiato dallo spettro della sua mortalità, una scultura di Uri Aran, piccolo accenno di entropia controllata, Stand (2010), enigmatico soggetto pulp di Matthias Weischer e, in chiusura, le opere dadaiste di Marcel Dzama, tra le quali Solo (2012), acquerello appositamente realizzato per la rivista.

Veronica Mazzucco