Recensione /

Women: New Portraits Fabbrica Orobia 15 / Milano

il progetto “Women: New Portraits” fa tappa  a Milano. “Una creatura di Susan che io ho solo portato avanti” racconta Annie Liebovitz che dal 1999 con i suoi ritratti testimonia la visione di in mondo al femminile al di là del genere e dell’estetica. Un progetto ambizioso che da allora ha viaggiato in giro per il mondo per raccontarsi. Presentato in Fabbrica Orobia 15 dal 9 settembre al 2 ottobre, ex spazio industriale diventato ora spazio espositivo, il progetto mantiene la qualità di work in progress per la modalità installativa di presentazione e ne lascia intuire la sua vastità. Insieme ai ritratti troviamo anche un paio di spazi bianchi, ritratti futuri e post-it con appunti. Al momento nessuna donna italiana è presente nel suo album, ma Liebovitz fa sapere che a breve avrà un appuntamento con Miuccia Prada. Lampade, divani  e i vari libri presenti per la consultazione forniscono il set che ospiterà un circolo di conversazioni che affrontano “importanti questioni femminili”. Annie Liebovitz non rispecchia il mito che la vorrebbe inaccessibile star della fotografia dedita a fotografare per esclusive riviste di moda o personaggi potenti. Denise e Linamandla Manong (operatrice pediatrica nella lotta all’Aids, sud Africa),  Cindy Sherman (artista), Katie Ledecky (nuotatrice agonistica), Aung San Suu Kyi (consigliere di stato di Myanmar) Malala Yousafzai (portavoce per le bambine del diritto allo studio), Caitlyn Jenner (atleta, attivista in difesa delle persone transgender), Adele (cantautrice): per diversità e specificità tutte incarnano un canone sempre diverso, ispirato dalla propria storia professionale. Liebotivz  ritrae la forza e la consapevolezza delle donne, costruendo un nuovo canone inclusivo nel quale consapevolezza e assertività vengono preferiti alla mera bellezza. I suoi ritratti testimoniano un importante cambiamento sociale rispetto alla cultura di genere avvenuta negli ultimi anni. Una mappatura che va oltre il genere, per mostrare la storia unica ed universale di un individuo. La prefazione alla mostra  abilmente redatta da Gloria Steinem a riguardo precisa “a dire il vero, a volte penso che l’unica grande divisione in due sia tra chi divide tutto in due e chi no”.

 

Maria Giovanna Drago