Recensione /

Stefano Arienti Francesco Pantaleone Arte Contemporanea / Palermo

Francesco Pantaleone Arte Contemporanea promuove la prima personale al Sud Italia di Stefano Arienti, appuntamento che coincide con il trentennale di attività dell’artista. Non a caso, la mostra verte su una ricognizione delle diverse tecniche di elaborazione dell’immagine sperimentate in questi anni di ricerca. Pur restando fedele ai medium e alle tecniche già da lui impiegate negli anni Ottanta, Arienti muta il rapporto con l’immagine attraverso una manipolazione di tipo artigianale, dettata da una rigorosa disciplina dello sguardo. Puzzle, pongo, cancellature, teli anti polvere, pittura in oro, libri e forature si prestano a un’operazione semplice – tangibile – eppure unica che, a partire dall’accumulo “pop” di materiale eterogeneo, interviene sulle immagini scelte con un gesto di matrice concettuale, capace di conferire un senso profondo alle opere. Attingendo a materiali d’uso comune provenienti da diversi ambiti culturali, l’artista sovverte le immagini di partenza per mostrarne il significato nascosto, a tratti ambiguo. È il caso di Mano d’oro (2016), da cui la mostra prende il titolo, un poster raffigurante un Buddha tailandese su cui Arienti esegue, con precisione da miniaturista, centinaia di puntini in oro concentrandosi sulla mano della statua e alludendo tanto alla connotazione spirituale quanto al valore economico dell’opera d’arte. Lo stesso supporto suggerisce altri interventi, la foratura o la cancellatura che determinano inedite inversioni di significato. Centrale è infine l’indagine su una figura chiave come quella di Vincent Van Gogh e su alcuni dipinti dell’artista, come Autoritratto e Notte stellata, divenuti vere e proprie icone per il pubblico, ma spesso noti solo superficialmente. Ricorrendo alla propria manualità, mediante la cancellatura o il pongo, Arienti opera un gesto minimo su riproduzioni di opere e lettere di Van Gogh, coerentemente con un procedimento rigoroso ma libero, sempre aperto a nuove interpretazioni.

 

Cristina Costanzo