Recensione /

Sislej Xhafa MAXXI / Roma

Le tematiche che caratterizzano, fin dagli esordi, il lavoro di Sislej Xhafa, rispecchiano drammaticamente lo stato attuale dei fatti politici e sociali italiani e non solo. Come un clandestino dell’arte, e del mondo, Xhafa si muove da sempre nell’ambito delle arti visive con fare indagatorio e sovversivo innescando spunti di riflessione ironico-polemica nei confronti delle strategie politiche, economiche e culturali che regolano la società contemporanea. Alla negazione dei diritti, agli stereotipi del consumismo, all’arroganza del potere e alla controinformazione, Xhafa risponde con la decostruzione delle false mitologie e con azioni illegali di appropriazione e ribaltamento dei linguaggi che caratterizzano l’estetica dell’immaginario collettivo, arrivando a mettere in atto processi di occupazione territoriale temporanea. La retrospettiva del MAXXI, curata da Hou Hanru e Luigia Lonardelli, nel presentare un ampio corpus di lavori (trenta in tutto datati tra i primi anni Novanta e il 2016 e disposti volontariamente in maniera non cronologica ma secondo un criterio di assonanza e di stratificazione simbolica), testimonia appieno la complessità della ricerca dell’artista e la sua lucida e tagliente forza comunicativa che fa della condizione extra territoriale il metodo inquisitorio ideale per analizzare, freddamente e sarcasticamente, la realtà attuale, mettendo a nudo le manovre che sottendono la manipolazione sociale e culturale. Simbolico in tal senso il titolo della mostra, “Benvenuto”, desunto dalla grande opera realizzata da Xhafa nel 2000 sulle colline di Casole d’Elsa, nel senese, nell’ambito del progetto Arte all’Arte. Una forma di saluto che nell’alludere all’idea di apertura assume paradossalmente la forma di nuovo confine. Un affondo sul tema caldo dell’immigrazione e del diritto (e dovere) all’accoglienza che pervade come un fil rouge autobiografico l’intera produzione dell’artista e delle opere presenti in mostra e guida, fin dai primi lavori, il suo istinto migrante, visionario e disobbediente.

 

Emanuela Nobile Mino