Recensione /

Robert Morris. Films and videos Mart / Rovereto

Capita raramente di trovarsi di fronte a una mostra imperdibile, che vedere o meno può cambiare la percezione di un particolare artista o di un periodo storico. La mostra “Robert Morris. Films and Videos”, al Mart di Rovereto appartiene di diritto a questa categoria. Curata da Gianfranco Maraniello (direttore del Mart), Denis Isaia (curatore Mart) e Ryan Roa (assistente di Robert Morris), l’esposizione realizzata in collaborazione con la Sonnabend Collection Foundation e con lo Studio Robert Morris, porta per la prima volta in Italia l’intera produzione video dell’artista. Il cuore del progetto espositivo è il materiale audiovisivo costituito dalle performance storiche e dai film girati da Morris fra il 1963 e il 2005, mai esposto in Italia, ad eccezione di “Birthday Boy”, commissionato dal Ministero dei beni e delle attività culturali in occasione delle celebrazioni del cinquecentesimo anniversario del David di Michelangelo. La mostra si apre con i video delle performance a cui Morris lavorò a partire dagli anni Sessanta, che in origine non vennero filmate, ma furono riproposte e documentate nel 1993, in occasione della grande retrospettiva al Guggenheim Museum di New York dedicata all’artista. A questo materiale, in un allestimento rigoroso e dalla precisione chirurgica, si affiancano progressivamente una decina di opere tra sculture, installazioni e fotografie: dalla rivoluzionaria “Box with the Sound of Its Own Making”, all’installazione site specific “Finch college project” passando per “Voice”, che si fa quasi puro suono, il percorso avvolge il visitatore nella dimensione di ricerca totale (e totalizzante) di Morris, consentendogli uno sguardo più ricco e articolato sul pensiero e le sperimentazioni da cui sono fiorite le più note e rilevanti opere dell´artista legate ad antiform, arte processuale e minimalismo. In questo percorso il corpo si fa unità di misura del reale, la percezione ridiventa strumento di crescita e consapevolezza, sublimando la mostra in un’esperienza che coinvolge il visitatore in maniera sempre più serrata nello sperimentare quella triangolazione tra spazio, tempo e percezione fisica che fanno dell’arte una forma di esperienza e relazione con il mondo, concetto alla base della ricerca di Morris. Il percorso espositivo si trasforma così in un viaggio profondamente esperienziale nella dimensione del pensiero che informa di sé la poetica di uno dei protagonisti della storia dell’arte contemporanea.

 

Silvia Conta