Recensione /

John Currin Museo Stefano Bardini / Firenze

Al Museo Bardini di Firenze si tiene la prima mostra in uno spazio pubblico italiano dell’artista John Currin, pittore statunitense noto per la profonda capacità di ridefinire il genere ritrattistico per mezzo di eleganti rappresentazioni e sofisticate composizioni figurative in grado di spaziare dal colto al popolare, dallo sfarzoso al dimesso. Prendendo le mosse da una approfondita conoscenza dell’arte classica, Currin ne rinnova il linguaggio, proponendo una sintesi e una personalissima rielaborazione di stili diversi che comprendono il manierismo, la pittura rinascimentale, la grafica e l’illustrazione erotica, ibridandone le forme anche ricorrendo ad immagini desunte da riviste pornografiche o b-movies. Affidandosi spesso a quadri di piccolo formato, l’ artista americano presenta ritratti femminili, ambientazioni borghesi, nature morte, immagini dalla sessualità fortemente esibita ma allo stesso tempo raffinata, alternando generi e registri tra i più diversi. La sua è una rappresentazione del mondo contemporaneo dove la fisicità descrive quasi allegoricamente gli atteggiamenti morali e i sentimenti dei protagonisti dei suoi quadri, i loro vizi e le loro virtù, in un complesso equilibrio tra grottesco ed elegante, tra realismo e invenzione figurativa. Per la mostra al Museo Bardini Currin, affiancato dai curatori Antonella Nesi e Sergio Risaliti, ha scelto delle opere che entrassero in dialogo con la particolare raccolta di pittura e scultura del collezionista fiorentino: sculture, dipinti e oggetti di arti applicate dall’arte antica al XVIII secolo, con maggiori presenze di opere del Medioevo e del Rinascimento. I dipinti si inseriscono con delicato bilanciamento nelle sale del museo, alternando ritratti di familiari, rappresentazioni femminili – dove i soggetti appaiono ora lascivi e pieni, ora sognanti e distanti – e scene allegoriche. In Nude in a Convex Mirror (2015) Currin emula il Parmigianino e il suo celebre autoritratto con lo specchio convesso: il virtuosismo rappresentativo è il pretesto per mettere in scena un corpo femminile provocante e lascivo, ma allo stesso tempo di acceso realismo.

 

Elena Magini