Recensione /

Jessica Warboys Casa Masaccio / San Giovanni Vadarno

Nelle migliori opere video di Jessica Warboys (1977, Regno Unito) gli elementi del paesaggio acquistano una propria autonomia e diventano i principali attori sulla scena. In Pageant Roll (min 9’10”, 2012), girato nelle brughiere della Cornovaglia, i megaliti del Neolitico acquisiscono un ruolo da protagonisti del racconto: compaiono immersi nel paesaggio battuto dal vento, assieme ai dipinti dell’artista ed altri oggetti di uso quotidiano. Gli elementi naturali, apparentemente statici e immutabili, acquistano una narrazione autonoma simile ad un racconto cinematografico. La colonna sonora ed il montaggio li rendono i protagonisti della scena. La prima personale italiana di Jessica Warboys presso Casa Masaccio, a cura di Sara Matson e Laura Smith con Rita Selvaggio, è anche l’anteprima della mostra itinerante che si sposterà poi alla Tate St Ives (Regno Unito) ed alla Kunsthall Stavanger (Norvegia). Sono presentate opere video e dipinti realizzati per la mostra. In particolare viene mostrato per la prima volta al pubblico il video Hill of Dreams (min 11’00”, 2016) co-prodotto da Casa Masaccio assieme alle altre istituzioni che ospiteranno la mostra. Sebbene la mostra sia stata pensata prima del voto britannico per la Brexit, le opere video esposte danno forma ad una costante ricerca e riflessione sulle origini mitiche della propria civiltà. Boudica, una eroina celtica che combattè contro la dominazione romana, rivive nell’omonimo video (5’38”, 2014); lo scrittore gallese Machen è invece protagonista di Hill of Dreams girato nel sud del Galles, nei luoghi d’origine dell’artista. La ricerca dell’artista non porta però ad esaltare delle presunte origini mitiche di una comunità, ma sembra invece cercare di relativizzarle, con paesaggi, oggetti, storie e idee che convivono in un legame costante tra passato e presente. Non c’è un identità da conservare e difendere, quanto piuttosto la necessità di attivare ed ampliare legami e connessioni tra il presente e dei miti collettivi che richiedono di essere attualizzati.

 

Giacomo Bazzani