Recensione /

Urban Space Garden, Casa Testori, Novate Milanese

Il 13 febbraio si è inaugurata presso Casa Testori a Novate Milanese la mostra Urban Space Garden, con le opere di Vincenzo Castella (nella doppia veste di artista e curatore), Daniele Marzorati, Lorenzo Morri e Giulia Pellegrini. Gli autori indagano la relazione tra naturale e artificiale negli spazi urbani e si pongono in maniera critica nei confronti della crescente idolatria della natura: in città prive di verde questa diventa una sorta di religione, un’utopia, che in quanto tale ha numerose crepe e punti oscuri.

Spesso il dato naturale è illusorio: è totalmente artefatto, ricostruito dall’uomo a immagine del mito romantico del paesaggio incontaminato. Nella serie Sezioni Marzorati fa riferimento alle foreste demaniali della Sardegna costituite da alberi in file ordinate, da cui risulta evidente l’intervento umano. Non si tratta di una natura originaria, bensì di una ricostruzione. Egli indaga anche la relazione tra il paesaggio e la sua riproduzione, invitando a riflettere sul nostro approccio conoscitivo del reale. Per esempio la serie Waste Land, realizzata a partire da alcuni documenti ufficiali del comune di Milano, è composta da 108 disegni a grafite dei luoghi rimasti dopo lo sgombero dai campi rom. Vincenzo Castella invece pone l’accento su ciò che nelle città è nascosto ed invisibile. Lo fa in due modi: nel microscopico con #01 Milano 2012, un dettaglio di Milano che sembra una giungla; nel macroscopico con la veduta dall’alto di Soccavo, un sobborgo di Napoli altamente urbanizzato, in cui vi sono alcuni alberi costretti nell’anello di uno svincolo. La fotografia, stampata su tela, si stacca dalla parete e si muove in armonia con l’aria. Queste non sono immagini di denuncia perché accettano il conflitto esistente tra botanica e tessuto urbano e cercano di spingersi oltre questo dualismo. Solo così ciò che è Oltre il giardino – per citare il celebre film del ‘79 che ispira un video di Giulia Pellegrini – cessa di essere alieno e incomprensibile e diventa parte attiva della nostra esistenza.

by Eleonora Roaro