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Rosanna Chiessi ci ha lasciati

Ci ha sempre creduti. Rosanna Chiessi ha tenuto duro davanti alle critiche e ai perbenisti bianchi e rossi che non hanno mai capito perché la bella moglie di un senatore comunista si occupasse di cose così strane. Portare l’anarchia degli artisti Fluxus in un paesino come Cavriago, 9.000 abitanti più un busto di Lenin, alle porte di Reggio Emilia, è stato un gesto di grande immaginazione oltre che di capacità organizzativa. Nacque infatti nel 1971 la galleria casa editrice Pari&Dispari punto di riferimento in Italia per gli artisti Fluxus e per gli Azionisti viennesi. Rosanna Chiessi con Francesco Conz e Peppe Morra hanno portato la grande performance internazionale in Italia, la storia di quegli anni l’hanno scritta anche loro. Nel 1990 organizza una mostra memorabile di Nam June Paik a Reggio Emilia, poco dopo va a vivere a casa Malaparte a Capri, dove organizza eventi culturali ed happening, invitando artisti tra i quali Allan Kaprow, Hermann Nitsch e Mimmo Rotella. Nel 2000 Rosanna Chiessi va a Berlino ad aprire delle gallerie flottanti negli spazi variabili di una capitale ridisegnata dal crollo del muro. Reggio Emilia-Berlino, un altro viaggio a lavorare con giovani artisti, per un’altra avventura, per far cominciare un’altra storia. Con Morra nel 2007 fonda l’Associazione Shimamoto a sostegno del grande artista Gutai e anche qui mostre in tutta Italia e a Lugano, riscoprendo un maestro che oggi ha riconoscimenti da tutto il mondo, anche da quel mercato che tanto a lungo si è disinteressato di questi personaggi. Ha lavorato con tanti artisti che non è possibile elencarli tutti da Dieter Roth, a Philip Corner, da Franco Vaccari a Dick Higgins, da Yoko Ono a Hermann Nitsch. Se n’è andata a ottant’anni e poco più, mentre stava lavorando  a idee e progetti con la determinazione che non l’è mai venuta meno. Ci ha sempre creduto. Nell’arte come nella vita.

by Valerio Dehò