Recensione /

Cinque mostre, American Academy, Roma

 

Assolutamente corale e plurale: è concepito con questi approcci “Cinque mostre”, il progetto promosso dall’American Academy in Rome con la curatela di Ilaria Gianni, che ha pensato a un percorso multidisciplinare e nomade all’interno (e all’esterno) dei silenziosi spazi dell’istituzione americana (fino al 3 aprile). Artisti visivi e pensatori che rientrano in diversi gruppi, tra Rome Prize Fellows, Italian Fellows e ospiti, sono stati invitati ad aderire a questo dialogo diffuso tra linguaggi e attitudini che si dipanano sin dalla facciata esterna dell’edificio, dove nasce il percorso espositivo di Across the board: parts of a whole, mostra che coinvolge anche musicisti e scrittori, architetti e ricercatori che indagano la frammentazione dei sensi, la marginalità dei linguaggi e delle mutazioni dell’esistenza.

Gli interventi esterni di Public fiction, con i contributi di Math Bass, Leidy Churchman, Cécile B. Evans e altri nomi, accolgono il pubblico in un continuo rinvio di segni e archetipi, con spinte anche visionarie che predispongono riverberi sulla memoria comune. Guarda all’architettura e ai suoi confini l’installazione nell’atrio concepita da Bryony Roberts, mentre la main gallery è un vero e proprio laboratorio del pensiero dove si susseguono tracce, tra iconico e aniconico, con uno sguardo condotto da Mark Boulos, Jinn Bronwen Lee, Helena Hladilova, Senam Okudzeto, David Schutter, Maaike Schoorel e Namsal Siedlecki. Ma c’è altro, perché la mostra è un percorso che converte e connette spazi, scalone compreso, dove Christopher Cerrone e Woody Pirtle propongono un’esperienza multisensoriale, mentre il criptoportico è stato riproposto in modalità atelier, con contributi di diversi nomi. Si giunge poi al bar, dove una lunga serie di autori – tra artisti, studiosi, curatori – hanno accettato l’invito di Gianni Politi, Saverio Verini e dalla stessa Gianni a riflettere sulla rappresentazione, dialogando a loro volta con la serie di ritratti degli intellettuali che hanno contribuito alla crescita dell’American Academy.

by Lorenzo Madaro