Recensione /

Lorenzo Scotto di Luzio – Project room Fondazione Morra Greco Napoli

Come se piovesse. Quella di far cadere sostanze dal cielo – o anche solo dal soffitto – è una tentazione cui spesso gli artisti si lasciano andare. Mi vengono in mente le installazioni Pill clock di Carsten Höller, in cui pillole piovono ogni tot secondi andando a formare inquietanti tappeti farmacologici. Per la neonata project room della Fondazione Morra Greco, la cui sede del Palazzo Caracciolo di Avellino è finalmente impegnata nei lavori di restauro, Lorenzo Scotto di Luzio escogita invece un singolare sistema idraulico che richiama il tema dell’abbondanza. Nel piccolo spazio fronte strada, un tempo negozio di barbiere e attiguo alla sede storica della  Fondazione, litri e litri di vino rosso piovono dal soffitto per andare a riversarsi in un’ampia vasca di raccolta sottostante. Pane al pane, questo il titolo dell’opera, si riallaccia esplicitamente a un allegorico baccanale, per iscriversi nel più ampio progetto “L’albero della cuccagna. Nutrimenti dell’arte” curato da Achille Bonito Oliva, e articolato in diversi interventi disseminati su tutto il territorio nazionale col patrocinio dell’Expo. Ma è anche un’opera site specific che risveglia più sensi: l’udito dallo scrosciare tipico di una cascata, la vista che si perde nelle bolle create in superficie dal processo chimico, l’olfatto per l’odore caratteristico che si diffonde nello spazio e inebria i passanti incuriositi. Peccato che quella proposta sia un’istallazione “nata sogno ma destinata a morire mattatoio”, un quadro che si offre sempre diverso e che, come la natura stessa, muta e si trasforma. Scotto di Luzio offre un happy hour sui generis, che invoglia e respinge al tempo stesso; una sorta di “appello morale” sui concetti scivolosi di spreco e necessità, un tentativo volto a scongiurare la dilagante paura della povertà e a celebrare la ricerca dell’abbondanza. Un’abbondanza che, però, imbratta le pareti, marcisce e si deteriora.

 

by Fuani Marino