Recensione /

Martial Raysse Palazzo Grassi, Venezia

“Contemporaneo è colui che tiene fisso lo sguardo nel suo tempo, per percepirne non le luci, ma il buio.” “Si è detto, a proposito del mio cambio di rotta: ‘Martial torna alla pittura’. È  falso. Ci arrivo appena. Di fronte c’è una pagina bianca, la situazione è  esattamente la stessa che nel Medioevo. Non è cambiato nulla.” Contemporaneità, pittura, tempo, storia, colori, volti, spiagge.

Ci si addentra totalmente nell’immaginario di Raysse, nessun percorso cronologico ma puro dialogo ininterrotto tra lavori che spaziano dalla pittura al disegno, dalla scultura all’installazione, al film… un viaggio tra i temi cari all’artista che da cinquant’anni rimangono inalterati e attualizzati: la pittura intesa come atto del dipingere, il ruolo dell’artista, il rapporto con la storia dell’arte, la politica e, sopra tutto la poetica e  lo humour… una leggerezza spensierata anche nel trattare ciò che accade oggi. La cupezza che affligge “All The World’s Future”, la Biennale di Enwezor, è ben lontana dalle sale di Palazzo Grassi, dai colori, dai volti di donne, dagli strani esseri e animali, e dalle spiagge che Raysse regala agli occhi del visitatore. Un differente modo di riflettere sul mondo e sulla vita, sulle crisi e le brutture che ci circondano. Tele luminose, personaggi grotteschi pennellati con colori acidi intenti in una danza apparentemente senza pensiero ma a un passo dall’abisso, come nella grande tela del 2012 Ici Plage, come ici-bas. Le spiagge in questa affascinante monografica sono due, alla pittura precedentemente descritta si contrappone Raysse Beach, lavoro del 1962, un’installazione pop e  interattiva. Raysse allestisce una vera e propria “spiaggia in un interno”, macro scatti di bagnanti sottolineate da pittura a tinte vivaci posti attorno a una piscina, papere gonfiabili, sabbia, boe, giocattoli di plastica, asciugamani, occhiali e cappelli da spiaggia, un juke-box… uno spaccato spensierato di un epoca altrettanto gioiosa una sorta di idillio della società dei consumi, un paradiso artificiale sul quale regna sovrano un ottimismo trionfante.   

by Federica Tattoli