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Lab-Yit

Puoi raccontarci cosa è Lab-Yit?

Cecilia Freschini: Lab-Yit è una piattaforma per l’arte contemporanea italiana in Cina, con sede a Pechino, che nasce dalla precisa esigenza di avvicinare e di creare un dialogo fra queste due realtà, costituendo un punto di riferimento e di appoggio per l’Italia in Cina. Questa organizzazione si rivolge quindi sia al pubblico italiano che vuole interagire con la Cina, sia a quello locale che desidera conoscere la contemporaneità artistica italiana. Il carattere cinese “yi”, presente nel nome è il  carattere cinese abbreviativo che identifica l’Italia, ma non solo: rappresenta e racchiude il concetto di “intenzione-volontà”.


CF:
 
Lab-Yit è finalizzata a sostenere, promuovere e dare visibilità all’arte contemporanea italiana in Cina, tramite l’organizzazione di eventi, meeting, conferenze, residenze e altre tipologie di servizi. Mettiamo concretamente a disposizione oltre a un knowledge consolidato, una biblioteca, una videoteca e un deposito d’arte, gratuitamente consultabili. L’obiettivo principale del progetto è l’attività di sostegno e promozione dell’arte italiana, e lo sviluppo di progetti artistici site specific, integralmente inseriti nel contesto locale e a stretto contatto con l’ambiente culturale cinese.In cosa consiste la vostra attività? Che tipo di servizio offrite?

Cosa puoi raccontarci della tua esperienza in Cina come curatrice? Cosa offre oggi la Cina che invece l’Italia non ha e perché secondo te un artista italiano dovrebbe fare un’esperienza in Cina?

CF: Sono in Cina da ormai molti anni ormai e ogni anno che passa diventa più difficile raccontarla e sintetizzarla. Ho attraversato varie esperienze umane e professionali che mi hanno fatto crescere molto: intendo opportunità, anche molto impegnative, ma interessanti e stimolanti che in Italia sarebbero state semplicemente impossibili. Diciamo che si tratta di un percorso sempre ricco di sorprese, possibilità e nuovi territori da esplorare. È un gigantesco laboratorio e vivere qui significa stare al centro del paradosso, e credo che sia proprio in questa posizione che si affrontano poi le situazioni più interessanti. Senza dubbio si tratta di un contesto molto competitivo, che permette all’artista di abbandonare alcune resistenze e di poter esprimersi in maniera del tutto nuova.

Non sono necessariamente esterofila, ma credo che trasferirsi per un periodo in un altro Paese possa essere molto importante per un artista e per il suo lavoro. La Cina è ancora in forte crescita, di conseguenza per i giovani artisti aumentano le possibilità di confrontarsi. Inoltre i prezzi degli studi e della vita sono sicuramente più bassi che a in Italia o New York o Londra, lo stesso vale per i materiali o la mano d’opera, ma l’intensità e la forza dell’esperienza sono forse superiori. Qui i costi di produzione per un’opera si abbattono notevolmente e quindi si possono investire molte più risorse economiche nel proprio lavoro, riuscendo a fare cose che in Europa, se non si é già molto affermati, sarebbero di difficile realizzazione.

A cosa stai lavorando in questo momento? Progetti futuri?

CF: A dire il vero al momento sono ancora in maternità. Sto lavorando meno, ma soprattutto in maniera diversa. Dopo tutti questi anni di lavoro intenso e frenetico, è un piacere prendermi del tempo per potermi soffermare su quanto fatto e sul da farsi. È un periodo per me di gran gioia, ma non solo: ho una mente molto fresca e ricettiva che mi sta portando molti nuovi stimoli e idee… poi, a ottobre inizierò una collaborazione con KCCA, Kylin Center of Contemporary Art di Pechino (DA).