Recensione /

Cy Twombly, Photographer American Academy, Roma

È un repertorio a maglie larghe di immagini, sollecitazioni, angolazioni sorprendenti, ma anche dei lati privati della vita di un artista, la famiglia e gli amici; si riconosce anche un interesse verso i generi tradizionali della fotografia, come lo still life e il paesaggio. Gli scatti di Cy Twombly in mostra all’American Academy in Rome – provenienti dalla Fondazione Nicola Del Roscio – attraversano cinque decenni della sua ricerca fotografica, parallela e per alcuni versi coerente con la più celebre e intensa attività pittorica e grafica.

Adotta sfocature meditate, rivelando dettagli dall’alto tasso evocativo, dai giardini di Gaeta affacciati sul mare, a luoghi speciali come lo studio di Robert Rauschenberg, ai dettagli dei suoi stessi dipinti più recenti, che emergono in maniera dirompente, con i grumi cromatici e commistioni di segni e sgocciolature. È dagli anni cinquanta che l’artista ha adottato il linguaggio della fotografia, senza mai abbandonarlo, fino ai mesi antecedenti alla sua morte, avvenuta a Roma nel 2011. La mostra, curata da Peter Benson Miller, direttore artistico dell’AAR, è stata programmata in concomitanza con Fotografia, Festival Internazionale di Roma, anche in relazione a un rapporto profondo tra l’istituzione americana e Twombly, che qui è stato visiting artist nel 1980, ricoprendo poi anche altri ruoli al suo interno. Gli scatti, nel minimale allestimento ospitato nelle due sale del piano terra, confermano un aspetto basilare di questo ciclo di opere, ovvero l’osservazione ravvicinata del reale, anche quello più legato alla banalità del quotidiano; come se la fotografia fosse per lui un mezzo primario di relazione con una realtà del tutto trascurata nella coeva produzione pittorica. Si rintracciano anche ampi riferimenti alla storia della fotografia, soprattutto negli scatti degli anni Cinquanta, da Edward Steichen a Alfred Stieglitz; per giungere a Hazel Larsen Archer e Aaron Siskind, suoi mentori al Black Mountain College negli anni della formazione.

by Lorenzo Madaro