Recensione /

Bernardí Roig – La Bolannntro’w Roma, Galleria Marie-Laure Fleisch

Quale miglior spunto offerto da un luogo a un artista che lavora sulla mancanza di certezze come Bernardí Roig (Palma di Maiorca, 1965), poteva presentare via di Pallacorda e il suo legame con la biografia di Caravaggio? L’episodio che ha segnato le sorti del Merisi si è consumato proprio nella via dove Galleria Marie-Laure Fleisch ha la sua sede. È a via di Pallacorda, il luogo dove si svolgevano “duelli”, che Caravaggio infligge il colpo mortale a Ranuccio Tomassoni, e il seguito è noto a tutti.

A Roig è parso come un segno del destino. Si congiungono, in un solo luogo, tutti quegli elementi che caratterizzano la sua ricerca artistica, trovando espressione in un’unica installazione. Egli ha sempre letto e interpretato l’arte, la storia, la letteratura, l’ansia, le incertezze, la memoria, la mortalità, la prigionia del corpo. E tutto prodigiosamente si concentra lì. Chi, nel recente passato ha più spettacolarizzato lo sport della “pallacorda”? Il pluricampione John McEnroe che, negli anni Ottanta, per ben quattro volte di seguito, è stato il numero uno. Le sue sfide sono ancora impresse nel ricordo per i suoi scatti d’ira e le feroci discussioni con i giudici di gara. “La palla è dentro! (…) Io posso sentire se la palla è dentro o fuori”, che si riflette nel titolo con una trasposizione fonetica in spagnolo La Bolannntro’w, una tra le imprecazioni del celebre tennista montate in un video, proiettato da un piccolo televisore posto a terra, circondato da palle da tennis nere, tra le quali spicca quella bianca (quella del colpo decisivo?), ma inutilizzabile perché in marmo. Come un regista, lo spagnolo ricrea l’antica scena del delitto caravaggesco, attualizzandolo. Così, quel Ranuccio (la scultura centrale, il solito calco del padre, completamente bianco “per sottrarre la scultura dalla pesantezza dell’individuabilità, e renderlo interrogante”, su una sorta di piedistallo, con il volto deformato, sotto i cui piedi è posto un groviglio di tubi a neon), è innalzato come un giudice che ha deciso le sorti del match, di fronte a numerosi testimoni/spettatori (i disegni posti ai due lati, sorta di ritratti, ma con abbigliamento dell’epoca caravaggesca e pose ingresiane, coloro che testimoniarono contro il Merisi; cui da contraltare fanno i ritratti della borghesia che in modo meno evidente pratica delle forme di violenza attraverso la sua posizione di potere). Il sangue, mesto e nero è sgorgato dal suo corpo fino alla morte. Ma la sua posizione centrale, abbaglia e permette di mettere a fuoco la verità.

by Daniela Trincia