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Triennale forever Una storia

Marcello Nizzoli, Giuseppe Beccio, Lettera 22, 1950, Olivetti
Marcello Nizzoli, Giuseppe Beccio, Lettera 22, 1950, Olivetti

 

Costituita e aperta al pubblico nell’aprile del 1997, la Collezione Permanente del Design Italiano è il coronamento di un progetto che ha le sue origini in fatti storici, in provvedimenti legislativi e in scelte strategiche di diversa natura. Dopo anni di interventi pioneristici nel settore del design, nel 1992 la Triennale avviava un ciclo di tre mostre sul design italiano suddiviso in tre periodi storici (dal 1945 al 1963, a cura di Manolo De Giorgi; dal 1964 al 1972 e dal 1972 al 1990, a cura di Andrea Branzi) con l’obiettivo di realizzare un censimento puntuale dell’universo del design. Nel 1996 la Triennale incaricava poi Giampiero Bosoni di attraversare quell’universo per rintracciare linee e tendenze, vittorie e fallimenti, utopie e concretezze, utilità e inutilità, solipsismi e gusti diffusi, nell’intento di individuare lo zoccolo duro di una Collezione su cui fondare il futuro Museo del Design. Composta da oltre 1000 pezzi (elementi di arredo, apparecchi di illuminazione, prodotti meccanici ed elettronici, componenti per l’industria e l’edilizia, giochi per bambini, etc.), a partire dal 1997 la Collezione è stata da me non solo acquisita nella forma della donazione invece che in quella del comodato d’uso (su cui era stata inizialmente fondata), ma è stata anche riordinata, sistematizzata e ampliata in modo da consentire sia un percorso di lettura diacronico che studi l’evoluzione dei tipi nel corso del tempo, sia un percorso sincronico che colga in modo sinteticamente comparativo la progettazione e la produzione oggettuale di un determinato periodo storico. L’intento era ed è quello di evidenziare lo stretto rapporto esistente fra la storia del progetto e le questioni formali tecniche e sociali poste e affrontate negli ultimi cinquant’anni dalla produzione industriale. Gli oggetti della Collezione sono riconducibili alle tipologie più disparate (dall’arredo alle luci, dalle sedute ai mobili per ufficio), ma rinviano tutti allo spirito del tempo, rispecchiano i sogni e i bisogni dell’epoca in cui sono stati progettati e realizzati. Inoltre risultano tutti imprescindibili, ciascuno a suo modo, per definire il sistema complessivo del design italiano, e il suo combinato composto di aziende e designer, di industriali lungimiranti e di creativi geniali, di forme innovative e di funzioni risolutive. Tanto la selezione quanto l’ordinamento hanno come obiettivo quello di rendere accessibile anche al grande pubblico, nel modo più semplice possibile, una delle più grandi storie della modernità italiana. Ora, tornare a Monza, e collocare nella prestigiosa sede della Villa Reale la propria Collezione Permanente, significa per il Triennale Design Museum non solo e non tanto un ritorno alle origini, nella città dove la Triennale nacque oltre 90 anni fa, ma un rilancio e un nuovo progetto. L’auspicio è che la Collezione possa diventare materia fertile di stimolo, di riflessione e di discussione, e che serva a rinforzare e rilanciare il legame — anche simbolico — fra il territorio della Brianza e l’insieme di culture, pratiche e saperi che hanno fatto grande e unico il design italiano. Alla Villa Reale è esposta una selezione di oltre 200 oggetti appartenenti alla Collezione Permanente della Triennale. La selezione è stata effettuata con l’obiettivo di fornire un quadro sinottico, essenziale e sintetico, ma anche sufficientemente articolato e problematico, delle principali linee evolutive che hanno caratterizzato la storia del design italiano dal 1945 al 2015.

I criteri che hanno guidato la selezione sono stati, prima di tutto, quelli della emblematicità e della rappresentatività: sono stati scelti oggetti che per l’originalità del progetto, per l’innovatività delle tecnologie o dei materiali e per la capacità di cogliere e rappresentare il gusto e la cultura di una determinata epoca, costituiscono i risultati più significativi nella ricerca del design italiano. La selezione è, per quanto possibile, omogenea: prende in considerazione le varie tipologie e le varie epoche, senza dimenticare il contributo delle aziende e dei designer più significativi. Invece di privilegiare un filone o una linea di gusto, la selezione si propone cioè di fornire una informazione ad ampio spettro sul paesaggio del design italiano, raccogliendo e riproponendo le suggestioni complessive di una ricerca comune, piuttosto che enfatizzare le singole performance individuali. Il progetto di allestimento di Michele De Lucchi, autore del restauro degli spazi del Belvedere e artefice del progetto di restauro della Triennale e degli spazi permanenti del Triennale Design Museum, è di grande pulizia formale: come basi per gli oggetti sono previste delle casse da imballo in legno naturale che creano un armonioso dialogo fra gli oggetti stessi e l’architettura preesistente.

Massimiliano Adami, Fossile Moderno Monolite, 2009
Massimiliano Adami, Fossile Moderno Monolite, 2009

La presenza del Triennale Design Museum a Monza prevede non solo spazi espositivi ma anche luoghi “vivi”, costantemente animati da attività quali incontri, conferenze, lecture (con il coinvolgimento di esperti del settore, designer, imprenditori, critici, docenti, economisti) e attività didattiche per bambini e famiglie.

Gli spazi del Belvedere della Villa Reale di Monza saranno dedicati alla promozione e valorizzazione della Rete dei Giacimenti del Design Italiano, cui è a capo il Triennale Design Museum, per creare un luogo di scambio e dialogo fra il design che trova un suo territorio indiscusso di sviluppo nella Brianza e un patrimonio diffuso su tutto il territorio italiano. Villa Reale diventerà inoltre una piattaforma di scambio di saperi che di volta in volta coinvolgerà in maniera mirata pubblici generici di appassionati o pubblici specifici di addetti ai lavori attraverso lo sviluppo di Atelier che saranno anche un “luogo di lavoro”, di condivisione e tutela del “saper fare” per promuovere e valorizzare la ricerca, le tecniche, lo studio dei materiali e delle loro lavorazioni, creando un ideale dialogo fra competenze tradizionali per arrivare alle sperimentazioni di prototipazione rapida e stampa 3D, dalla bottega artigiana ai nuovi “makers”. La Collezione esposta a Monza non è solo un insieme di oggetti. È un racconto, una trama, un luogo di addensamento della memoria. Tutti gli oggetti esposti sono nati per la produzione industriale di massa e realizzati spesso in migliaia di esemplari. Ma alcuni stanno già diventando dei “pezzi unici” su cui la patina del tempo deposita intensi flussi di memoria e di emozione. In molti di essi si può ritrovare infatti una traccia di quello che siamo stati, di come ci siamo mossi, di come abbiamo “arredato” la nostra vita.

by Silvana Annicchiarico

Direttore delTriennale Design Museum