Recensione /

Salvo Galleria Mazzoli / Modena

Salvo, Il matrimonio tra il pieno e il vuoto, 2015. Dittico, olio su tela, 100 x 70 cm. Courtesy Mazzoli, Modena
Salvo, Il matrimonio tra il pieno e il vuoto, 2015. Dittico, olio su tela, 100 x 70 cm. Courtesy Mazzoli, Modena

C’è qualcosa di Salvo che lo rende un pittore inconfondibile ed è il fatto che non sarà mai un vero e proprio pittore. Ma un vero e proprio artista assolutamente sì. Quello che lo fa vero artista è che in ogni quadro piccolo o grande che sia, si sente la tensione verso il capolavoro. Salvo ci prova sempre e quello che lo rende così attraente è che non vuole riuscirci mai. Ci sarà sempre qualcosa che non funziona, qualcosa che si sarebbe potuto fare meglio e lui la inseguirà nel quadro successivo, fino all’ultimo respiro. Proprio come de Chirico, quando nelle sue interviste, fingendo umiltà, non si vergognava di dichiarare: “A ogni nuovo quadro faccio grandi progressi”. Qualche distratto potrebbe scambiare la sua naïveté per ingenuità e sbaglierebbe. Non c’è persona più consapevole dei proprio mestiere di lui. Qualche volta si potrebbe pensare a Rousseau. “Il Doganiere” credeva di essere il più grande pittore di tutta Parigi, al punto che ti domandavi:“Ma scherza o dice sul serio?” Ed è proprio questo a rendere Rousseau un artista così grande, che nessuno l’ha mai capito.

E c’è qualcos’altro che lo rende simile a Salvo: l’assenza di ironia. Rousseau ci ha sempre creduto ai tramonti, ha sempre pensato che le sue donne fossero magnifiche, che il suo autoritratto valesse quanto la Gioconda. Anche Salvo, che nella quotidianità e fuori dai quadri, sprizza senso dell’umorismo da ogni parola, quando dipinge chiude l’ironia fuori dalla porta dello studio. Anche lui ci crede ai tramonti, alla purezza della neve, alla dolcezza dei chiari di luna che ci lasciano estasiati. Ci crede eccome alla luce dei lampioni che ci inteneriscono e al malinconico tepore dei bar riscaldati dalle luci dei flipper. E chi entrasse nella galleria di Mazzoli ci crederebbe anche lui perché Salvo ha un asso nella manica per farci cadere in trance: Il colore, quello che incanta perché non si è mai visto, perché non esiste in natura e neppure nella storia dell’arte, ma solo nella sua scatola di mago. Ero sicuro che prima o poi Salvo avrebbe cominciato a copiare se stesso, che un giorno avrebbe fatto quadri delle sue opere concettuali, o quadri dei suoi quadri. In questa mostra ha cominciato a farlo. Proprio come faceva de Chirico quando fra nudi barocchi e cavalli ricciuti infilava geniali rifacimenti slavati delle sue piazze metafisiche. Naturalmente, come de Chirico e come se stesso, cercando di essere sempre più bravo, cercando di raggiungere la luce più incantevole di tutte, la vallata più ridente di tutte, la sfumatura perfetta. Per fortuna non ci è ancora riuscito e finché non ci riuscirà sarà salvo con la “s” minuscola.

by Marcello Jori