Recensione /

Cory Arcangel Lisson Gallery /Milano

Cory Arcangel, First Class 2015. Materiali vari, Dimensioni variabili. Courtesy Lisson Gallery. Foto: Jack Hems
Cory Arcangel, First Class 2015. Materiali vari, Dimensioni variabili. Courtesy Lisson Gallery. Foto: Jack Hems

 

Da anni, Cory Arcangel (Buffalo, New York, 1978) concorre a definire una nuova estetica della tecnologia per mezzo di mirate operazioni di decontestualizzazione — critiche e ironiche al contempo — che attingono a quei repertori iconografici e di informazioni propri di new media, videogame, software, web e social network. Arcangel scandaglia e manipola gli immaginari di nerd e nativi digitali, delle sottoculture giovanili e della mass culture, in un teatro dell’assurdo in cui convivono Super Mario e Hello Kitty, il rapper Drake e Paris Hilton, brand e beni di consumo, per riflettere sull’inesorabile caducità e obsolescenza delle mode e della tecnologia stessa. Il passare del tempo (e la velocità in cui si bruciano e dimenticano dati, linguaggi e trend topics), il bulimico proliferare delle immagini (e la relativa saturazione) sono fra le ossessioni di Arcangel.

L’interessante personale alla Lisson Gallery di Milano, pendant della concomitante mostra alla GAMeC — Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea — di Bergamo, è caratterizzata dalla presenza di gruppi scultorei formati da pool noodles (colorati tubi galleggianti normalmente impiegati per l’esercizio fisico) dotati di “vestiti” su misura, accessori e componenti elettroniche, quali iPhones, iPods e cellulari Android. Attraverso questi ready-made rettificati 2.0 l’artista americano attua un processo di antropomorfizzazione dell’oggetto: un’indagine su senso e significato dell’appartenenza a specifici gruppi o comunità – siano essi teenagers, americani della classe media o uomini d’affari –  e dell’adozione di specifici codici linguistici, comportamentali e d’abbigliamento quale espressione di una ricerca di identità e desiderio di riconoscimento e affermazione. All’apparente semplificazione formale fanno da contraltare i numerosi riferimenti e citazioni dell’arte più o meno prossima, dal minimal di John McCracken ai display di Cady Noland fino ai poetici pali in legno pitturati a strisce di André Cadere, evidentemente richiamati nell’opera Your Performance, sette noodles multicolore coperti da bande verticali derivanti da un processo di astrazione del logo Adidas. Arcangel riesce quindi a toccare più registri simultaneamente e la mostra risulta, così, densa e stratificata. Un agrodolce spaccato della società contemporanea in tutta la sua complessità.

 by Damiano Gullì