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Milano — Un Salon 2.0

Arianna Rosica intervista Gianluigi Ricuperati, Direttore di Domus Academy, che ci racconta il nuovo progetto “Metaphysical Club”.

 

Arianna Rosica: Raccontaci il progetto Domus Academy Metaphysical Club. Le premesse sono molto interessanti e ambiziose: introdurre un nuovo modo di concepire la produzione di conoscenza nelle scuole creative attraverso una sorta di cortocircuito fra l’arte della conversazione dei Salon dell’Ottocento e le forme di scambio e condivisione dell’epoca 2.0…
Gianluigi Ricuperati: L’idea è che un gruppo eccitante di maestri vivi – quelli nel pieno del loro percorso esistenziale e inventivo – possano essere molto preziosi per un gruppo possibilmente ampio di studenti eccitanti, ambiziosi, interessanti. Il concetto alla base è di selezionare alcune tra le menti più rilevanti del mondo contemporaneo e cominciare con loro una strada di discussione di idee. Credo che siano le idee a dover ispirare le scuole, perché poi le scuole possano ispirare buone idee. L’obiettivo è sopratutto dare uno strumento ulteriore agli studenti per raggiungere il loro obiettivo, che va dal trovare un lavoro al migliorare la propria professionalità. Il tasso di ‘placement’ della scuola è già adesso al 100%. Mi piacerebbe che fosse ancora più alto, nel senso che sarebbe bello fare di questo luogo un punto di riferimento per aziende studi enti istituzioni che cercano persone eccellenti. È tutto ciò, credo, può e deve passare dalle idee e dall’esempio.


AR: Fai ricorso a una immagine molto suggestiva, quella della “scuola ancestrale”. Cosa intendi? Quale è la tua idea di formazione e insegnamento?
GR: La mia visione è una scuola degli errori e dell’apertura fotografica alla realtà e alla possibilità di cambiarla. Una conversazione infinita, ma anche un intrattenimento infinito, come direbbe Maurice Blanchot ‘entretien infini’. Certo, un’esperienza fatta anche di fatica e difficoltà, com’è giusto. Un luogo in cui si possa mettere la propria mente a sfregarsi con le menti di altri, provenienti da altre storie, con altri insiemi di valori, linguaggi istintivi differenti. Ma soprattutto: una scatola di possibilità che descrivano il ruolo dell’umanesimo (design, arte, architettura, etc) in un mondo guidato dalla tecnologia e dalla scienza. E preparare i ragazzi a inventarsi un mestiere, a vivere dei propri desideri.

AR: Cosa significa fare ricerca, oggi?
GR: In questo alveo peculiare – le cosiddette scuole ‘creative’ – significa a mio parere trovare domande migliori. Domande che non abbiano paura e terrore di un mondo dominato da grandiosi generatori di soluzioni (la tecnologia). E significa anche contribuire a uno spazio comune intrigante, pieno di senso, nel quale ‘domande’ e ‘soluzioni’ possano nutrirsi a vicenda in modo complesso. Sto scrivendo un testo su questa cosa, perché è secondo me il punto fondamentale per comprendere ciò che stiamo attraversando.

AR: Hai coinvolto dodici tra i più importanti nomi del panorama culturale internazionale, da Hans-Ulrich Obrist a Alice Rawsthorn, da Gilles Clément a Patricia Urquiola e Italo Rota. Cosa ti ha spinto a sceglierli e cosa ti aspetti dai loro contributi?
GR: Molte di queste persone – direi tutte – sono per me maestri amici e compagni di viaggio. Ma li ho coinvolti perché insieme con la direzione della nostra scuola abbiamo seguito due criteri: l’eccellenza globale e la rappresentatività, quindi persone che incarnano una prassi di originalità e potenza, ma anche persone che rappresentano istituzioni. Il club è destinato a crescere. Mi aspetto che servano in modo grandioso e umile un processo di conoscenza, e che siano utili ai nostri studenti. Credo che i nostri studenti siano al centro di questo processo: a loro scoprire – e al nostro staff interno, altrettanto eccellente – aiutarli a incontriare percorsi che cambieranno le loro vite. Come hanno cambiato un po’ la mia.

AR: Quella che tu delinei è una vera e propria fucina creativa, dove il sapere si costruisce attraverso costanti confronti e dialoghi intergenerazionali e multidisciplinari. Quali aspettative hai dall’applicazione di questo modello?
GR: Spero che possano generare idee in grado di capire e colpire la contemporaneità.

AR: Insieme al Metaphysical Club, Domus Academy lancia un altro gruppo di ricerca, il Tomorrows’ Club. Come si caratterizza e in cosa si differenzia questo specifico progetto?
GR: Sono i giovani under 35 che lavoreranno con lo staff per trasmettere nel modo migliore le idee sviluppate dal Metaphysical Club. Saranno i nuovi insegnanti sul campo. Li stiamo scegliendo tra le persone più intense e significative che ruotano intorno a Milano e alle nostre aree di competenza. E mi fa piacere sottolineare che saranno all’80% donne, e cervelli sottratti alla fuga.