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Yoichiro Kamei e Marco Paghera — ESH Gallery, Milano

E’ la ricerca sull’utilizzo e la lavorazione dei materiali la chiave che apre le porte di Esh Gallery, nuovo spazio a Milano dedicato all’arte e al design che ha dato il via alla sua attività lo scorso 27 novembre con la mostra CODICI SPAZIALI.
Nel confronto tra l’Oriente del giapponese Yoichiro Kamei e l’Occidente dell’italiano Marco Paghera, appare evidente la scrupolosa attenzione di entrambi ai materiali e alla loro lavorazione.

Porcellana per il giapponese Kamei, classe 1974, che presenta opere realizzate attraverso un’attenzione maniacale alle tecniche di realizzazione e lavorazione , grazie alle quali esprime un’idea precisa dello spazio, in cui le sue sculture sembrano proporre un concetto di esistenza e funzionalità, quasi abitativa, comune a differenti situazioni, come l’infinitamente piccolo di un alveare, o l’infinitamente grande di un grattacielo. Si tratta di unità che attivano un dialogo che nasce tra di esse, attraverso un rimando di pieni e vuoti, e che si apre anche all’esterno, attraverso un gioco di posture, abbinamenti e posizioni. Kamei rivisita un personale concetto di architettura e lo utilizza per fondere strutture di porcellana. Anche il colore, un bianco che non è semplice come appare, è funzionale alla ricerca: avvicinandosi ad ogni opera vengono infatti svelate delle ombreggiature che ne aumentano, se ce ne fosse bisogno, il significato e la struttura stessa. Il tema del dialogo con lo spazio è affrontato anche da Marco Paghera, classe 1980, che giunge ad un risultato differente e complementare a quello di Kamei, attraverso il sapiente utilizzo della materia del ferro, che egli unisce a resine e materiali speciali realizzando la serie “Introspezioni”. Come suggerisce il titolo, le sue opere evocano una commistione tra paesaggio circostante e luoghi mentali, che si ritrovano in una combinazione di moduli dall’aspetto seriale, ma in realtà ognuno differente dall’altro, come lucide elucubrazioni mentali. Il risultato formale è connotato dalla regolarità, e dalla rigorosità, mai tralasciata, che si esprime maggiormente nelle opere in metallo lucido, come ad esempio in “Esternazioni” , composta da vari cubi in metallo spazzolato che sorgono da uno sfondo, come una nascita, evocando frammenti di pensiero in movimento. La stessa rigorosità risalta comunque anche nelle opere ricche di colore, in cui le differenti gradazioni e tonalità ne sottolineano l’effetto tridimensionale. Codici Spaziali non è solo il risultato di un confronto tra differenti visioni dello spazio, è soprattutto una lezione sull’utilizzo della materia, che viene accompagnata a raggiungere la forma desiderata in una totale armonia complessiva. Idea cardine del gallerista Riccardo Sorani, che proviene dal mondo dell’antiquariato e dell’arte Orientale è infatti quella dare il via ad una ricerca che si concentri principalmente su artisti interessati all’aspetto artigianale e di lavorazione dei materiali, con grande affinità con il mondo delle arti decorative, capaci di esprimersi attraverso il confronto con materiali della tradizione, quali ceramica, vetro, metallo e materie di natura organica.